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L'odore del primo mattino


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Inviato da: Vittorio Pisapia il July 31, 2002 at 12:42:57:

LÔODORE DEL PRIMO MATTINO
La luce dei lampioni filtrava attraverso i fori
delle persiane malchiuse. Mi stropicciai gli
occhi, accesi la luce e guardai l'ora
sull'orologio appeso alla parete, di fronte al
letto: le quattro. Erano le quattro del mattino.
Mezzo insonnolito mi alzai, facendomi leva sul
letto con le mani. Andai in cucina, aprii il
frigo e bevvi direttamente dalla bottiglia. Avevo
la gola e la lingua secche, e la freschezza
dell'acqua fu un vero sollievo. Ma non avevo piŁ
sonno. Mi affacciai alla finestra: sotto c'era
silenzio, e la strada, nel buio, era a tratti
illuminata dalla luce dei lampioni proprio in
mezzo alla piazza. Ogni tanto passava qualche
auto, che lasciava la scia del rumore, che
veniva, subito dopo, assorbito dal fruscio delle
foglie degli alberi mosse da una leggera brezza.
Faceva molto caldo, anche se era ancora giugno, e
quella brezza era un sollievo. Pensavo che avrei
voluto essere vicino al mare, e sentirne l'odore,
e mi ricordai di quella volta in Versilia:
cenammo in un ristorante che dava proprio sulla
spiaggia, e lei rideva spesso e si vedevano i
suoi denti bianchi, e anch'io sorridevo,
guardandola, anche se capivo che le cose
sarebbero cambiate nella vita, anche da parte
mia. Mentre pensavo a questo, la brezza di poco
prima era cessata, e l'aria era diventata ancora
piŁ calda e ferma. Sentivo la pelle del viso
umida di sudore, e intanto albeggiava. Tornai in
cucina a bere, e poi andai in bagno e mi
sciacquai la faccia. Tirai su la testa dal
lavandino, ancora con le mani bagnate sul volto,
e mi guardai allo specchio. Vidi la mia immagine
riflessa, e gli occhi e le sopracciglia e i
capelli bagnati, e mi guardai. E negli occhi
dello specchio mi parve di vedere per un istante
quanto non riuscivo normalmente a capire, tutti i
pensieri che restavano impigliati negli
interstizi della memoria. Tornai alla finestra,
ed era ormai l'alba. Guardai fisso la strada giŁ,
e vidi che non era piŁ cosô scura come prima, e
gił si sentiva l'odore del primo mattino. Le
macchine parcheggiate erano tutte in fila, e
anche la mia. Dalla cucina avevo ripreso la
bottiglia, tirai un sorso: sentivo l'acqua
fresca scendere piano in gola, e i denti che
gelavano, e lo stomaco freddo. Era arrivata
un'altra estate. C'era una calma strana, e mentre
il sole s'alzava, mi venne di nuovo in mente il
mare, e il sussurro del silenzio sulla spiaggia
la mattina presto, quando le sdraio sono ancora
chiuse e la sabbia Ć umida e compatta al tatto.
In quel momento la calma del mare Ć ritmicamente
interrotta solo dallo sciabordio lento delle onde
che arrivano piano sulla battigia, tutta uniforme
e perfettamente liscia. Solo quello si sente,
perchÄ non c'Ć ancora nessuno in giro, non ci
sono voci, e l'unico rumore Ć quello del
silenzio, ossia di tutti quei suoni di cui Ć
piena l'aria e che sono impercettibili in pieno
giorno. Pensai che avrei potuto partire allora,
mettermi in auto e arrivare al mare. Avrei
imboccato l'autostrada, e a quell'ora non ci
sarebbe stato nessuno, e avrei sempre guardato la
strada diritta davanti a me, e avrei acceso la
radio per farmi compagnia e avrei pensato che Ć
bello viaggiare quando si vuole, in libertł e
senza orari. Avrei visto i cartelloni
pubblicitari scorrermi di fianco, e tutti i campi
e le risaie lungo l'autostrada, e avrei mantenuto
piŁ o meno la stessa velocitł, lasciando entrare
un po' d'aria dai finestrini. Poi avrei
cominciato a vedere altre macchine, e mi sarei
domandato alcune cose, e avrei pensato di
telefonare a qualcuno, ma non lo avrei fatto. E
dopo circa un'ora avrei visto i segnali che mi
indicavano che ormai ero quasi arrivato, e avrei
pagato il pedaggio e sarei uscito
dall'autostrada, e avrei sentito uno strano senso
di tristezza misto a gioia, perchÄ ormai ero
arrivato e non dovevo attendere e immaginare piŁ
niente. Il mare lo avrei visto finalmente, e mi
sarebbe apparso diverso da come me lo ero
immaginato. Ma poi no, avrei visto, ritrovato
qualcosa che si era perso nel mio ricordo, che
era rimasto latente nella mia immaginazione: la
forza del mare, la sua inquietudine. E l'avrei
ritrovata solo a fermarmi a guardarlo, da dietro
il muretto ai bordi della spiaggia, fissando le
onde calme, e la linea curva dell'orizzonte, e
poi immergendomi completamente in un bagno di
acqua e sale, che mi avrebbe portato alla memoria
tutti i bagni che avevo fatto nella mia vita, fin
da bambino, nel mare di Liguria. E allora mi
sarei immerso, avrei tenuto gli occhi aperti
sott'acqua e buttato l'aria fuori dalle narici, e
avrei visto sotto il pelo dell'acqua, tutti i
riflessi del sole non ancora allo zenit, e avrei
avuto ancora l'impressione di essere vivo.



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