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In viaggio con me stesso


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Inviato da: Fabio Campidoglio il May 03, 2002 at 09:50:54:

Avevo litigato con il mio migliore ed unico caro
amico. Non capivo piĚ cosa mi stesse accadendo.
Ormai non mi trovavo piĚ bene con nessuno dei
miei compagni. Erano passati solo pochi mesi
eppure, qualcuno tra noi, doveva essere cambiato
profondamente. Ero io. Avevo bisogno di fuggire
dagli impegni lavorativi, sfuggire alle relazioni
sociali, dal caos opprimente della mia cittą e
forse, soprattutto, da me stesso, da ciė che ero
diventato. Vivevo nel ricordo di quello che un
tempo ero stato, ed il fatto che fossi cambiato
ed in peggio tra l‚altro, era inaccettabile per
me. Avevo da parte un po‚ di soldi e volevo
fuggire. Litigare con il mio migliore amico poi,
fu la goccia che fece traboccare il vaso. Fu
questo il motivo che mi spinse a fare un viaggio
da solo, come lo feci da giovane ad Angers. Forse
era stato proprio quel viaggio a farmi cambiare e
forse, grazie a quello che stavo per fare,
speravo di tornare quello di un tempo. Ricordo
che quando andai la prima volta in Francia, sul
treno, conobbi un signore piĚ grande di me. Avevo
22 anni. Mi lasciė la sensazione di conoscerlo da
sempre anche se era un bel po‚ bizzarro. Era
convinto di vivere nel 2000 e passa, era pazzo.
Lasciando perdere i ricordi, organizzai il
viaggio. Sarei andato nuovamente ad Angers dopo
25 anni. Presi il treno. Direzione Parigi.
Durante il viaggio, conobbi un ragazzo che mi
colpď particolarmente. Vestito anni ‚90, un po‚
stralunato. Chiese se sapevo che giorno
fosse: «Certo! - risposi - Ź il 21 luglio». Il
giovane, mi guardė con aria un po‚ perplessa, poi
ringraziė. «Terribile quest'anno - aggiunsi - il
2023 si ricorderą nella storia». Il giovane con
tono grave disse: «Ma se siamo nel ő98!».
Pensai tra me e me che questo ragazzo o era
pazzo, o uno smemorato cronico. Poi
sentenziė: «Io sono nato nel 1976, se oggi fosse
il 21 luglio del 2023, io avrei quarantasette
anni!». Ovviamente, credevo che il ragazzo avesse
voglia di sfottere comunque anch'io ero nato
nel '76. Invece. Tirė fuori la sua carta
d‚identitą, me la mostrė∑ incredibile! Era una
mia vecchia carta d‚identitą. C‚era la mia foto
da giovane! La mia data di nascita∑ ma un
momento∑ lo guardai meglio in viso, sotto gli
occhiali da sole e dietro i capelli lunghi, c‚era
il mio volto da giovane∑ quel ragazzo ero io! Un
attimo! La cosa non era logicamente possibile! Ci
doveva pur essere una spiegazione razionale, ma
non riuscivo proprio a trovarla. Al giovane non
dissi nulla della sua, cioŹ della mia∑ della
nostra identitą. Mi limitai a chiedere: «Che ci
fai qui?». «Sto andando in vacanza in
Francia». «Stai andando ad Angers?». «Sď, ma lei
come fa a saperlo?». «Intuizione - aggiunsi -
dammi del tu». Cosa stesse succedendo, non lo
capii mai veramente. Ero io che mi trovavo nel
passato o il ragazzo nel futuro? La mia mente si
stava logorando, nel tentativo di sbrogliare il
filo imbrigliato di quel paradosso temporale, in
cui ci eravamo imbattuti io∑ e me stesso. Decisi
di non dire niente a «me da giovane». Ripensai a
quello strano signore che incontrai durante il
primo viaggio ad Angers, ora ricordavo
perfettamente il suo aspetto∑ allora∑ ero io!
CioŹ quell'incontro vissuto da giovane, lo stavo
rivivendo adesso, solo che io avevo un altro
ruolo, quello dell'altro io! Il viaggio era
lungo, ma avevamo la compagnia giusta. Lo invitai
nella carrozza ristorante, proprio come, durante
il primo viaggio, fece quel signore con me. Io
presi un tŹ. Lui un caffŹ. Questa fu la prima
cosa strana che notai, cosď gli chiesi: «Come mai
prendi il caffŹ?». «Sono di Napoli - rispose ų e
adoro il caffŹ». «Si capisco - gli dissi ų
anch‚io sono di Napoli, ma il caffŹ sui treni non
si prende mai!». «Allora lei non Ź un napoletano
verace», disse sorridendo. Notai in lui una cosa,
che avevo del tutto dimenticato: ero un tipo che
sorrideva spesso. «Che vai a fare ad Angers?»,
domandai. «Vado a studiare il francese, ma in
realtą spero solo di divertirmi e stare un po‚
bene». «Come mai vai solo, non hai amici?», mi
domandai. «Certo che ne ho e per me, sono una
delle cose piĚ importanti della vita». Rimasi
colpito, perché ricordai quanto l‚amicizia fosse
uno dei valori fondamentali in cui credevo
veramente∑ ciecamente∑ e pensare che «Io», avevo
litigato con il mio migliore amico. «Senti un
po‚»∑ avrei voluto dirgli tutto il suo futuro.
L'attuale mio presente, ma mi resi conto che una
forza strana si impadroniva di me bloccandomi le
corde vocali se solo tentavo di rivelargli il suo
futuro. Guardandolo capivo che ero cambiato
molto. Forse anche troppo. Comunque l'avrei
deluso. Nel suo sguardo c‚era un fuoco che
ardeva, una scintilla particolare che, oramai,
non possedevo piĚ. Capii che quell‚incontro
serviva esclusivamente a me. Io avevo perso la
fiducia in me stesso, le circostanze della vita
avevano preso il sopravvento sul mio spirito,
spegnendomi poco per volta.
Rivedermi ancora carico di «quell‚energia», mi
fece sentire un fallito, non potevo tradire le
aspettative che quel giovane seduto di fronte a
me riponeva in ∑«me» stesso. Lui era la mia
coscienza. Presi fiato e continuai. «La domanda
ti puė sembrare un po‚ strana, ma vorrei sapere
cosa hai intenzione di fare da grande?». «Il mio
sogno Ź fare lo scrittore», ma io non riuscivo
proprio a capir∑mi: «Lo scrittore di cosa?». «Lo
scrittore e basta». Incredibile. Il tempo era
volato. La vita m'aveva preso. Avevo avuto il
tempo di dimenticare o avevo dimenticato di aver
avuto tempo? Avevo lasciato spegnere il mio bel
fuoco lentamente in maniera indolore, insapore.
Tutta la vita mi passava accanto come se
guardassi oltre il finestrino di un treno. Oltre
il vetro poi riconobbi la Gare du Lion. Il
cammino di ferro era finito, stavamo infatti
entrando alla stazione di Parigi, gią arrivati.
Il tempo aveva corso piĚ del treno. Ci
preparammo. Ero confuso.
Troppo veloce. Tutto. Scendemmo e subito mi
colpď, l‚orologio della stazione: «22 luglio
2023». Mi voltai di scatto ma∑ ovviamente non
c‚ero piĚ∑ una parte di «me stesso da giovane»
era perė rimasta dentro. Capii che la vita,
quella vera, si nasconde nella sottile piega che
c‚Ź tra la realtą e la realtą di un bambino,
piena di sogni, speranze e fantasie∑ come quelle
di uno scrittore.
Avevo dimenticato chi ero stato, come ero stato e
soprattutto∑ come avrei voluto essere... Non era
il caso di vedere tutto male, non dovevo
dimenticare la «parte giovane» di me e forse, le
cose avrebbero potuto iniziare a girare per il
meglio. Squillė il cellulare! Era il mio migliore
amico∑


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