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L'ultima corsa


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Inviato da: Claudio Siciliano il December 16, 2002 at 16:16:50:

Il signor Edward Carson Smith -ex marito, una
volta padre di tre figli, giˆ economista, un
tempo cittadino britannico- si rannicchi˜ su una
panchina scalzo, quel giorno di prima mattina
dellâultimo dell'anno. Le scarpe seminuove della
Nike, coi lacci azzurri, la pianta larga e il
tacco soffice, comprate al mercatino di Porta
Portese, appena qualche giorno prima, gli erano
state trafugate nel sonno da chissˆ quale demone
o umano farabutto, proprio mentre sognava di
correre alle olimpiadi di Atene, incollato alla
spalla sinistra di un atleta rinomato- Eurialo
Persefonione o Demetrio di Creta- e quando,
supportato da una doppia spanna di vantaggio, era
prossimo a tagliare il filo del traguardo,
osannato a grandissima voce dalla calca. Aveva
perso la gara e, dopo circa unâora, perduto pure
il sonno.
Sentiva i piedi lamentarsi, e due scatole di
fiammiferi svedesi arrivarono leste come fossero
su unâambulanza di passaggio. Fu un breve
sollievo, quello. Non cadeva neve, nŽ tirava
vento, ma lâultimo foglio di un calendario
tascabile del 2001 lo informava che il trentuno
dicembre doveva per forza esserci un gran freddo.
S“, câera un freddo cane; nessun dubbio, a
riguardo. Guard˜ per un attimo il suo migliore
amico peloso, accucciato a due centimetri esatti
di distanza dal suo polpaccio destro -Geremia- e
dovette convenire -vista lâassoluta compostezza
del suo compagno di viaggio e di marciapiede- che
faceva molto pi freddo di un freddo cane. E il
cielo romano dellâisola Tiberina non presagiva
nulla di buono, giˆ.
Dâun tratto, un lampo di genio gli attravers˜ la
mente. Cominci˜ ad affondare le mani unte tra i
meandri di una sacca di tela scura e grezza -il
suo unico bagaglio- alla trepida ricerca di un
oggetto raccattato chissˆ quando. In un primo
momento, ebbe il timore di non trovarlo, ed un
gelido sudore gli segn˜ la faccia. Finalmente, un
cilindro di cellulosa schizzato con certosina
precisione nell'inchiostro, tenuto insieme da un
elegante nastrino giallo -spesso, almeno, due
pollici- gli attenu˜ lâansia.
Lo stiracchi˜ il pi possibile, quel giornale. Lo
pieg˜. Lo rimodell˜. Ne fece, al dunque, calzari
comodi e caldi. Quel giorno -riscaldandogli i
piedi- il sole 24 ore gli fu di grande aiuto. E
riprese a dormire, sognando di correre.
Tagli˜ morto il filo del traguardo, quella volta,
poverissimo ma con le scarpe.




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