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pensa che ci ripensa........


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Inviato da: davide morchio il January 30, 2003 at 14:25:20:


Tornavo a casa fischiando. A volte ballavo senza
accorgermene, coi libri sottobraccio, legati con
quegli elastici spessi e colorati, che finivano a
gancio.
Io ho avuto la gran fortuna di non crescere in
una grande cittą, ho avuto anche la maledizione
di non essere cresciuto in una grande cittą.
Fino a vent‚anni ho avuto il mare. Per chi non ce
l‚ha avuto Ź un po‚ come essere cresciuti senza
un altro affetto, amore, un amico caro, un
fratello/sorella, accanto.
Solo ora mi rendo conto della sua presenza in me,
ora che io sono assente al suo eterno appello.
Era onnipresente piĚ del cielo, il mio mare.
E il gigante che fumava ? maestoso grandioso.
Innevato con il fuoco dentro, lo vedevo quando
tornavo da scuola, sulla via del mare. Sembrava
dire „bello mio sto qua! Sono un fuoco perenne e
ti guardoš
Tornavo anche correndo a volte, mi aspettava il
pranzo del sabato. Il sabato italiano, cazzo. Non
altro tipo di sabato, quello „nostroš diciamo.
Un cazzo di sacrosanto sabato italiano.
E poi∑∑∑∑..poi domenica.
E mio papą alla domenica non ci andava mai a
messa, né ci portava (mamma ci provava ogni tanto
inutilmente), ma con lo stesso piglio sacro
andava a prendere le paste, alle mandorle, alla
panna. Enormi, buone.
Nel sabato italiano lavoravi, non come ora.
Lavoravi tutti i giorni, ma tanti, avevano il
pomeriggio libero, il pomeriggio era TUO, per la
tua vita. E cosď era anche il sabato, e
poi∑∑..poi domenica.
Il sabato era particolare, il sabato s‚andava al
Cinema a vedere il FILM.
E non c‚era Gary Cooper o Sterling Hayden (che
fine ha fatto Sterling Hayden?) ma c‚era Al
Pacino e Robert De Niro ∑.e a colori.
Ricordo un sabato sera, Franco Scordo, si
chiamava cosď che passeggiava per il Corso con
una gallina al guinzaglio.
Lo ricordo, davano un film, al Comunale Ų
Berretti Verdi Ų con Jhon Wayne e lui, Scordo,
con un bastone e la sua gallina al guinzaglio
cacciava via la gente che voleva andare a vedere
quel film.
„Ź un film a favore della guerra andatavene a
casaš strillava.
Poi arrivavano, come sempre, i carabinieri,
quelli di allora tipo De Sica qualcuno, e lo
portavano via, ma molte persone quel film non lo
andavano a vedere.
„il Pazzoš lo chiamavano „U Pacciu ca a iaddinaš.
Franco Scordo Ź morto. Incidente. Un camion gli Ź
andato addosso a lui e ai suoi amici, doveva
andare a dire fatti che aveva saputo, e il camion
lo guidavano due dipendenti di quel Borghese.
Dovevano dire qualcosa sul dergliamento del treno
di Gioia Tauro.
Un anarchico di calabria, pazzo. Io a Scordo, me
lo ricordo∑∑∑∑..
Tornavo a casa con una gioia che faccio fatica
anche a ricordare.
E con i dolori di un giovane studente, di amori
persi e pisello in offerta speciale a qualsiasi
ragazza.
Cazzo e quanta forza. Non si perde, no, ma si
trasforma.
Salutavo un mucchio di persone, si conoscono
tutti, e tutti sapevano tutto di tutti.
Una specie di „giustizia silenziosaš che
controllava tutti e la morale del posto.
Era giugno mi pare e la scuola, la scuola
italiana, stava per finire.
Rientravo a casa, l‚odore di casa e dei miei ce
l‚ho ancora nel naso e altrove.
Lanciavo i libri, c‚era qualche rimbrotto.
Poi ci si sedeva tutti assieme.
Papaą accendeva come un rito la TV, si faceva da
poco, la radio era dimenticata.
E cosa facevano ?
Gustavo, un cartone animato ungherese.
E Balthazar che diceva sempre „Pensa che ci
ripensa∑∑∑∑š
Guardavo mio padre, il suo viso tirato e contento
di stare assieme tutti, il suo viso che sta
diventando il mio, lo assorbivo mio padre.
Ma domani era domenica.
Stasera andavo al Cinema e forse ci veniva
Arianna o Letizia o Gisa o non mi ricordo piĚ.
Che sapevo io ?
Che sapevo che la vita poi sarebbe sembrata una
infinita serie di lunedi, per giunta finti
americani.
Ma ora, adesso, io sto a Sabato, in questo
istante e domani sarą domenica, ora Ź cosď e
cerco di trattenere sta cosa quanto piĚ posso e
non Ź una cazzata di nostalgia, ma Ź VITA ed
Energia. E Basta.


Davide



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