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Scusa, mi puoi passare il sale fino?


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Inviato da: Mauro Daltin il May 04, 2002 at 11:22:12:

Elena era seduta a tavola con davanti un piatto
di minestra. Il vapore del brodo caldo saliva in
una colonna, raggiungeva il suo viso e appannava
i piccoli occhiali da vista. Toglieva la testa
dalla nube e tornava a vedere tutto intorno in
pochi secondi. Sorrideva e poi spingeva di nuovo
la faccia dentro la nuvola.
Câera silenzio nella casa. Sul piatto di Massimo
era appoggiato un coperchio e il vapore usciva
solo in piccole quantitˆ dai lati.
Elena sent“ il rumore della macchina di Massimo.
Dava sempre unâaccelerata prima di spegnerla.
Massimo entr˜, salut˜ Elena con un bacio e si
sedette di fronte a lei. Tolse il coperchio e la
nuvola di vapore fuoriusc“ in tutte le direzioni,
come se il fumo stesse aspettando impaziente di
liberarsi nella stanza.
Elena lo fissava. Quando lâaveva baciato aveva
sentito ancora quellâodore sulla sua camicia,
sulla cravatta, sulla faccia, sul collo. Tutto il
suo corpo era ricoperto da un inconfondibile
odore di donna. Unâaltra donna. Come da tempo
succedeva, sempre pi di frequente, sempre pi
penetrante nelle narici di Elena. Non gli aveva
mai accennato del suo sospetto. Anzi, della sua
certezza.
ăCom⏠andata oggi Elena?ä chiese senza alzare lo
sguardo, intento a mangiare alcune fette di
formaggio e di prosciutto per un antipasto che
avrebbe fatto raffreddare la minestra. Quando
aveva quellâodore addosso non si rivolgeva a lei
con la parola amore, ma con il nome. Voleva
mantenere le distanze o, semplicemente, a livello
inconscio non voleva essere ipocrita fino in
fondo.
Elena aveva costruito una serie di azioni e frasi
che Massimo era solito dire in questi particolari
giorni. Come una scolara diligente si era
appuntata su un foglio tutte le sciocchezze, le
attenzioni mancate e quelle ingigantite a
dismisura e senza motivo, le piccole abitudini
che mutavano, gli occhi che non la guardavano.
ăBeneä.
ăAnchâio, tutto sommato, non mi posso lamentare.
Ho concluso lâarticolo di cronaca di cui ti avevo
parlato ieri. Penso sia un buon pezzo. Esce
domaniä.
Elena non si ricordava di quale articolo si
trattasse e unâespressione dubbiosa lo fece
capire a Massimo.
ăCome, non te lo ricordi? Quello dellâestorsione
ai due bar del centro. Non hanno individuato
ancora tutti i componenti della banda, ma sono ad
un buon punto. Almeno cos“ dicono gli inquirenti
a noi della stampaä.
ăS“, s“, adesso mi ricordoˇä rispose senza
attenzione. In realtˆ non riusciva a pescare
nella sua mente quando e in che situazione
Massimo le avesse parlato dellâarticolo. Di
solito, non discuteva mai del suo lavoro, almeno
non in modo approfondito. Almeno non con lei.
Aveva terminato il suo antipasto, prese il
cucchiaio e cominci˜ a mescolare la minestra. Il
fumo riprese per un attimo vigore. Avvicin˜ alla
bocca il cucchiaio da cui cadeva qualche grossa
goccia verde che andava a ricompattarsi nel
piatto.
ăScusa, mi puoi passare il sale fino?ä chiese
facendo una smorfia con la faccia. ăé senza saleä.
Elena sentiva ripetere quella richiesta ad ogni
cena, ma, quando Massimo era intriso dellâodore
della donna, aggiungeva sempre lâultimo inutile
aggettivo. Fino. Il sale, per condire,  solo
fino. Non puoi mettere il sale grosso. Non ha
senso. Il sale grosso lo metti nellâacqua che
bolle, non nella minestra o nella verdura o nella
carne o nella pasta che hai nel piatto.
ăEcco, Massimo, il sale fino. Vuoi anche il sale
grosso? Magari condisci la minestra con entrambiä
disse sbattendo il barattolo del sale davanti al
piatto di Massimo.
ăMa che ti prende? Sei nervosa? Ho detto qualcosa
che non dovevo dire?ä chiese senza distrarsi dal
dosaggio attento del sale che doveva essere
distribuito uniforme sul piatto. Poi mescol˜.
Elena non rispose. Morsic˜ pi volte la mela
appena sbucciata. Rimase solo il torsolo nudo, ma
lei continu˜ ad addentare con precisione la poca
polpa gialla che eccedeva.
ăGuarda che la mela  finita; vuoi mangiarla
tutta?ä chiese Massimo mentre stava raccogliendo
gli ultimi rimasugli della minestra.
Elena si alz˜ e gett˜ quello che rimaneva della
mela nel bidone sotto il lavandino. Sent“ la
sedia di Massimo grattare contro il pavimento. La
porta della sala si chiuse dietro di lui.
Elena cammin˜ cercando di non far rumore fino
alla porta e avvicin˜ lâorecchio alla maniglia.
Massimo aveva acceso la televisione e si stava
distendendo sul divano. Sentiva i gemiti di
sollievo del marito che poteva finalmente
distendere le gambe e rilassarsi.
Lei sparecchi˜ la tavola. Il piatto di Massimo
era ancora sporco delle tracce di brodo verde.
Arricci˜ il naso e prese un tovagliolo per non
sporcarsi le mani.
Apr“ un cassetto e tir˜ fuori un foglio e una
penna. Era lâelenco delle azioni, delle parole e
degli atteggiamenti che Massimo era solito tenere
in queste particolari giornate. Sedici numeri in
fila con a fianco una frase a volte fra
virgolette, a volte fra parentesi, a volte senza
nulla.
Annot˜ altri tre numeri fino ad arrivare a
diciannove. A fianco del diciassette scrisse
riguardo allâarticolo, a fianco del diciotto sul
sale fino con unâannotazione che rimandava ad
altri numeri precedenti e vicino al diciannove la
parola amore.
Scrisse la data e rimise il foglio nel cassetto.
Sorrise soddisfatta e apr“ il rubinetto
dellâacqua calda. Ammucchi˜ posate, bicchieri e
piatti e li gett˜ ad uno ad uno nel lavandino che
fumava per il calore. Sul piatto di Massimo
câerano due formiche che correvano con fatica. Si
fermavano quando incontravano i rimasugli della
minestra per poi riprendere la loro corsa senza
regole. Elena si mise a fissare le formiche e si
divertiva a vederle scontrarsi. Prendevano la
rincorsa per qualche attimo e alla fine finivano
per sbattere le loro teste al centro del piatto.
Si toccavano per un secondo e poi ricominciavano
la rincorsa.
Elena prese il piatto e lo inclin˜ tenendolo, con
lâindice, in posizione verticale. Le formiche
sembravano non accorgersi della mutata posizione
del piatto e continuavano la loro personale gara.
Elena appoggi˜ il piatto e impugn˜ un coltello.
Lo sistem˜ in mezzo al piatto, dividendolo in
questo modo in due semicerchi. Le formiche erano
divise da questo ostacolo, ma non arrestarono il
loro cammino. Presero la rincorsa ai bordi e si
lanciarono nello stesso istante verso il centro
finendo per sbattere la testa contro la lama.
Rimasero immobili un secondo.
Era indifferente che ci fosse unâaltra formica o
un banale coltello. Elena si compiacque della
scoperta che aveva compiuto riguardo al mondo
delle formiche.
Lav˜ i piatti, li asciug˜ e and˜ in camera.
Si distese sul letto, accese la lampada del
comodino e apr“ un libro. Si mise a leggere, ma
non riusciva a dare un significato alle parole
scritte sulla pagina. Chiuse il libro e si alz˜
per andare in bagno. Sentiva chiaramente le
parole che provenivano dalla televisione e si
immagin˜ Massimo assopito sul divano con il
braccio penzolante e il telecomando in mano che
sfiorava il pavimento. Doveva essere una di
quelle trasmissioni di varietˆ in prima serata.
Il conduttore stava presentando un ospite,
probabilmente un cantante famoso. Adesso, invece,
percepiva in modo chiaro la voce di un
telecronista intento a commentare unâazione
pericolosa di una partita di calcio.
Di l“ a poco Massimo si sarebbe alzato e avrebbe
spento la televisione lasciando, come al solito,
acceso il puntino rosso dello schermo.
Elena si chiuse a chiave in bagno e, seduta sulla
tazza del water, prese in mano una penna per
concludere il cruciverba lasciato a metˆ il
giorno prima.
Dopo un quarto dâora lo aveva quasi terminato,
mancavano tre o quattro definizioni di cui non
aveva la minima idea. Massimo buss˜ alla porta
del bagno.
ăElena, cosa fai dentro? Sono dieci minuti che
aspettoä.
ăHo finito, ho finito. Mi lavo i denti un attimoä
rispose Elena che si mise a sfogliare la rivista
fino ad arrivare alle pagine delle soluzioni. Con
il pollice teneva il segno mentre con lâaltra
mano riempiva le caselle bianche con le sigle
suggerite.
Appoggi˜ la rivista sotto il termosifone e si
alz˜. Apr“ il rubinetto e prese dal mobiletto
accanto allo specchio il barattolo con gli
spazzolini e il dentifricio. Chiuse per qualche
istante lâacqua e si mise ad ascoltare i
movimenti di Massimo che, nel frattempo, era
ritornato nella stanza da letto.
Si lav˜ i denti con cura, si asciug˜ la faccia e
apr“ la porta.
Si trov˜ Massimo di fronte, assonnato e seccato
per quellâinattesa perdita di tempo.
ăFinalmente, pensavo ti fossi sentita male. Si
pu˜ sapere cosa fate in bagno voi donne?ä
Elena lo fiss˜ e non rispose.
Aspett˜ che Massimo chiudesse a chiave la porta
del bagno e si diresse verso la cucina. Riemp“ un
bicchiere dâacqua e apr“ il cassetto. Estrasse il
foglio con lâelenco e si appunt˜ il numero venti.
Scrisse: si pu˜ sapere cosa fate in bagno voi
donne?
Pieg˜ il foglio e lo rimise nel cassetto.
Voi donne? Pens˜. Voi chi? si ripeteva nella
mente mentre tornava in camera da letto. Massimo
era giˆ disteso sul matrimoniale.
Elena si affianc˜ a lui e riprese il libro dal
comodino. Lâodore era forte e si era espanso in
tutta la stanza. Massimo spense la sua luce e si
copr“ con le lenzuola fino alla gola.
ăBuonanotteä disse con gli occhi giˆ chiusi.
ăBuonanotteä rispose Elena.
Lesse per una decina di minuti, poi si mise a
fissare il marito, caduto nello stato di
dormiveglia che precede il sonno. Il respiro era
regolare e profondo, interrotto ogni tanto da un
lieve rumore nasale.
Elena avvicin˜ il naso alla testa di Massimo e
inspir˜. Il collo emanava lâodore di un profumo
che lei riconobbe. Lâaveva utilizzato anche lei
qualche anno prima, per alcuni mesi.
Prese le lenzuola tra il pollice e lâindice e
cominci˜ a scoprire lentamente il corpo del
marito. Si ferm˜ quando Massimo volt˜ il corpo
per sistemarsi di lato, con la faccia rivolta al
muro. Adesso stava dormendo.
Elena riprese a scoprire il marito. La pelle nuda
di Massimo intrisa dellâodore di unâaltra donna
non le dava alcuna sensazione se non una naturale
repulsione. Quando il corpo era libero e puro,
invece, le provocava ancora dei brividi di
eccitazione.
Si mise ad annusare la schiena. La sfior˜ con le
dita. Adesso non inspirava solo lâodore di
unâaltra donna, ma lâodore del sesso di unâaltra
donna. Probabilmente aveva passato il pomeriggio
con lei. Forse, si poteva trattare di una
collega della redazione o della vicina di casa.
Non le importava granchŽ chi fosse. Non voleva
sapere che faccia avesse o perchŽ lui la tradisse
proprio con quella donna e non con unâaltra.
Erano domande che si era giˆ posta, erano lacrime
che aveva giˆ versato. Adesso non le
interessavano pi.
Ricopr“ con cura il corpo di Massimo, scese dal
letto e and˜ in cucina. Bevve un bicchiere
dâacqua e and˜ nel salotto. Accese la televisione
e si distese sul divano. Fece una carrellata di
tutti i programmi, dal primo al quarantanovesimo.
Si ferm˜ su una discussione politica, ma si
annoi˜ e spense lo schermo.
Torn˜ in camera e si distese nuovamente. Spense
la luce e chiuse gli occhi. Riusc“ ad
addormentarsi a fatica.
La sveglia suon˜ alle otto e mezza; quella di
Massimo era suonata unâora prima e lui era giˆ
uscito per andare in redazione. Elena rimase con
gli occhi aperti per alcuni minuti.
Lâodore non se ne era ancora andato. Si alz˜,
tir˜ la corda delle tapparelle con forza e
spalanc˜ la finestra. Lâaria fredda entr˜ nella
stanza e Elena rimase seduta sul letto con la
faccia rivolta alla finestra. Lâodore della notte
e quello dellâaltra donna si mischiavano con
quello del nuovo giorno. Inspirava a pieni
polmoni, alzando pi che poteva il torace per poi
lasciarlo cadere di colpo mentre espirava.
Disf˜ il letto levando prima le fodere dei
cuscini, poi le lenzuola e il copriletto.
Appallottol˜ tutto in un grande mucchio che
appoggi˜ in bagno vicino al cestino della
biancheria.
Apr“ lâarmadio a muro e scelse le lenzuola
pulite. Si mise a riordinare con cura il letto,
che alla fine si present˜ liscio e perfetto,
privo di qualunque piega.
Lasci˜ la finestra aperta e si diresse in cucina.
Mise sul fuoco la caffettiera e and˜ in salotto.
Anche qui spalanc˜ la finestra e lev˜ il lenzuolo
che copriva il divano.
Il brontolio della caffettiera distolse Elena
dalla pulizia e le fece ricordare del caff.
Rientr˜ in cucina quasi correndo. Spense il fuoco
e si mise ad annusare il vapore che usciva dal
becco della caffettiera. Gli occhiali si
appannarono mentre il naso si riempiva del
profumo di caffeina. Amava il caff, ma
soprattutto amava lâaroma forte e deciso che il
caff sprigionava ogni volta che colava dal tubo
di metallo fino ad arrivare allâorlo. Riemp“ una
tazzina e lo bevve in tre sorsi. Senza zucchero,
al contrario di Massimo che ne metteva due o tre
cucchiaini.
Si accese una sigaretta mentre ritornava verso la
camera. Chiuse la finestra e subito lâodore del
fumo si impadron“ della stanza. Si distese sul
letto a fumare. Quando la cenere stava per cadere
sopra il piumino si alzava e, tenendo la
sigaretta ferma in posizione verticale, si
avvicinava con la mano al posacenere appoggiato
sul comodino.
Fin“ di fumare e and˜ in bagno. Apr“ il
rubinetto, si riemp“ le mani di acqua fredda e si
lav˜ la faccia. Era il suo iter mattutino: caff,
sigaretta, acqua gelida sul viso e pulizia dei
denti. Dopo queste azioni, poteva cominciare a
programmare la giornata. Avesse saltato un solo
passaggio, il cattivo umore e il nervosismo
sarebbero cresciuti fino a vette impensabili.
Molto dipendeva da queste quattro semplici
azioni. Dedicava a loro mezzâora circa ogni
mattina. Nessuna fretta era consentita e
giustificata nelle azioni necessarie al suo
risveglio.
Si lav˜ i denti. Il sapore di menta del
dentifricio scacci˜ dalla bocca ancora impastata
il miscuglio provocato dal caff e dalla
sigaretta. Si sentiva pulita con lâalito che
profumava di menta. Era come se il fumo e il
caff fossero ancora legati alla notte mentre il
dentifricio rappresentasse il definitivo
passaggio alla mattina.
Iniziava una nuova giornata senza quellâodore in
casa e con il sapore di menta in bocca.




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