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ogni riferimento  voluto,mary


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Inviato da: daddˆ il February 11, 2003 at 12:51:00:

ci stava una volta una principessa, forse non
bella come ci si aspetta dalle principesse, ma
tanto tanto attraente e passionale che la
bellezza diventava come una squametta per un
pesce persico.
la principessa attendeva da tempo il suo principe
guerriero, ma non arrivava mai.
oppure anche se arrivava non la trovava, poich
lei stava rinchiusa in una torre (le solite torri
delle principesse in attesa).
si erano organizzati tornei per individuare il
pi forte, colui che avrebbe vinto avrebbe avuto
la mano della principessa.
vari ne passarono, ma pure se saltava fuori un
vincitore di stirpe fiera e nobile, la
principessa aveva sempre qualcosa da dire.
sempre.
per cui nessuno andava mai bene.
la principessa non era sola, anche se poteva
sembrarlo. la sua torre era piena di specchi di
ogni tipo. lei girava per le stanze ed in ogni
stanza vi erano quattro, a volte cinque specchi,
nei quali lei si guardava e si parlava.
non si trovava mai uguale in uno solo di essi.
sempre qualcosa cambiava.
le misero a guardia dei gendarmi da lei assoldati
affinch venisse rispettata la sua privacy.
un giorno un uomo giunse e batt il solito drago
a guardia e sbaragli˜ i gendarmi e, non bastasse,
vinse il pi terribile dei tornei per avere la
mano della principessa.
stavolta la principessa acconsent“. e si
sposarono. la vita and˜ bene per un po', ma poi
la principessa si chiuse in un terribile silenzio
e nessuno comprese a cosa fosse dovuto.
non aveva i suoi specchi, le mancavano. allora la
principessa una sera parl˜ al proprio sposo
nobile, fiero, forte e pure bello. e disse lui
che doveva andare via, tornare alla sua torre,
per ritrovare se stessa.
non sapeva pi chi fosse non vedensodi riflessa.
una carrozza la venne a prendere. il suo uomo
pianse ed il suo orgolio gli fece dire "non farmi
mai vedere n sentire da oggi in poi."
la principessa ebbe un tentennamento, ma poi lo
vinse, perch era la sua vita in gioco.
entr˜ nella sua torre e cominci˜ a guardarsi
negli specchi.
e il primo segno di stranezza si tramut˜ in
orrore e paura cieca quando scopr“, dopo essere
stata davanti, uno ad uno, a tutti gli specchi
che questi non riflettevano niente.
gli specchi non le davano pi immagini riflesse,
lei non si rifletteva pi in nessuno di quegli
specchi......
dopo un po' le guardie se ne andarono e i draghi
scomparirono, della principessa non si sa pi
niente, perch, probabilmente, non  mai
esistita. tranne che nel cuore di chi la aveva
desiderata ed amata.
ci stava una volta un tipo che pensava di essere
un cavaliere nobile e fiero. difendeva giuste
cause, nessuno poteva imporgli nulla, di nessuno
ascoltava il parere, il suo giudizio scaturente
dall'anima sua era definito, da se medesimo,
divino e ineluttabile.
difendeva giuste cause, donzelle ed oppressi, o,
quantomeno, quelli che lui considerava tali.
non si fermava davanti a nulla, il suo giudizio
era immediato e senza ripensamenti.
lui era un severo giudice, soprattutto con se
stesso.
non importava, poi, che lui andasse, di notte e
di nascosto, da prostitute, che, ogni tanto,
sbagliava ed uccideva gente inerme e innocente.
lui era giudice di se stesso e si condannava da
solo. la sua colpa solo lui poteva saperla.
nessuno poteva fargli pi male di se stesso, cos“
pensava.
lui combatteva il maligno, ed un giorno incontr˜
l maligno, cos' perlomeno pens˜.
era quasi buio, quando le ombre si allugano e
diventano strane.
lui vide su un muro il maligno. il maligno in
persona, con le corna, mantello e forcone, era
alle sue spalle.
senza esitazione sguain˜ la spada e men˜ il
fendente mortale.
poi si accorse che dietro di lui, con gli occhi
sbarrati era un frate, aveva un forcone, dietro
di lui una mucca cornuta.
e l'ombra riflessa era quella del maligno.
uccise un frate.
perch gli chiese il frate.
perch mi sono fidato di una apparenza.
il cavaliere nobile e fiero non si sa che fine
abbia fatto, si dice stia su una montagna, fermo
immobile da tanto tempo, le piante crescono su
lui.



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