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Ladri...(che rubano l'odore dei libri)


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Inviato da: Mauro Daltin il May 04, 2002 at 11:25:24:

Quando entro in una libreria mi accorgo subito
quanti sono e dove si nascondono quelli che hanno
il mio stesso vizio: annusare i libri.
Per uno che non ha questa strana abitudine pu˜
sembrare una cosa fuori dal mondo; molti ci
prendono per matti e chiamano la commessa che, il
pi delle volte, si fa una risata quando le
riferiscono che nel settore dei saggi c⏠un uomo
che sta odorando i libri.
Li riconosci subito.
Si appartano negli angoli pi remoti, fra gli
scaffali delle edizioni pi costose e di
conseguenza meno lette, si guardano attorno a
lungo e, solo nel momento in cui si sentono
totalmente soli, afferrano il libro.
La loro scelta non  mai casuale, ma  mirata ai
libri e agli autori che amano di pi perchŽ, di
solito, si tratta anche di grandi lettori.
Appoggiano il pollice della mano sinistra
sullâultima pagina e fanno scorrere lentamente i
fogli diminuendo la pressione del dito mentre il
naso, quasi immerso completamente nella carta,
percepisce lâinconfondibile odore. Si inebriano
per qualche secondo e sembrano rapiti dal sublime
piacere che provano in quellâatto, sempre uguale
nelle sue modalitˆ, ma ogni volta differente
nellâesaltazione che provoca.
Quando hanno aspirato tutto il libro si voltano
per osservare se qualcuno, nel lasso di tempo in
cui erano concentrati ad annusare, li stesse
guardando.
Ripongono il volume nellâesatto punto da dove
lâavevano prelevato e se ne vanno alla ricerca di
qualche altra vittima.
Cos“ incontrai Nicola, in libreria, mentre, nel
settore riservato alla poesia, era intento ad
odorare un Montale nello stesso istante in cui io
stavo prelevando dallo scaffale un Baudelaire.
Aveva un grosso naso schiacciato su cui erano
appoggiati degli occhiali troppo piccoli che
rendevano quel viso simpatico e buffo allo
stesso tempo. I nostri sguardi si incrociarono e
capimmo immediatamente di avere lo stesso strano
vizio.
Da quel casuale incontro iniziammo ad incontrarci
ogni marted“ mattina davanti allo scaffale
riservato a Hermann Hesse. Di solito dividevamo
la mattinata in due parti. La prima parlavamo di
libri e ne compravamo anche qualcuno, la seconda
ci dividevamo alla ricerca di nuovi settori da
annusare.
Si era creata una certa complicitˆ fra noi e al
terzo incontro Nicola mi rivel˜ il suo segreto.
<loro odore>> disse come se si trattasse del fatto
pi normale al mondo.
Non capii subito che cosa mi volesse dire.
<le pagine di un libro, senza che ne veda prima il
titolo o lâautore, ti riesco a dire comunque di
che libro si tratta>>.
Rimasi stupefatto da quella rivelazione e,
notando il mio impaccio nel commentare il fatto,
mi spieg˜ immediatamente che per lui non si
trattava di un semplice vizio o di una abitudine
passeggera, ma di una vera e propria patologia.
Non ne poteva fare a meno, insomma. Ogni giorno
doveva entrare in una libreria e dedicare
allâinconsueta malattia due o tre ore finchŽ il
bisogno di quellâodore veniva soddisfatto a pieno.
Il problema, mi disse con un velo di
rassegnazione,  che questo bisogno aumentava
ogni volta di pi e lâassuefazione doveva essere
sempre crescente. Aveva provato anche a comprare
dei libri e portarseli a casa, ma non aveva
funzionato; mi spieg˜ che, una volta annusato un
volume, questo perde il suo odore originale e
genuino e diventa inutile ai fini del suo
disturbo.
Dopo quella rivelazione non seppi cosa dire e
subito credetti ad uno scherzo, in quanto
reputavo impossibile che una persona potesse
soffrire di una malattia del genere.
<> mi disse Nicola per
confermare lâintera storia che aveva raccontato.
Lui si volt˜ per non vedere da quale scaffale
stessi scegliendo, anche perchŽ conosceva ormai a
memoria la disposizione dei libri.
Con gli occhi chiusi afferr˜ il libro e inizi˜ a
sfogliarlo velocemente sotto il grosso naso, che
intanto captava lâodore come fosse un radar.
Sempre con gli occhi perfettamente chiusi mi
ridiede il volume e disse:
<probabilmente in edizione Einaudi>>.
Apr“ gli occhi e vide confermata esattamente la
sua deduzione.
Mi sorrise, non disse nulla e usc“ dalla libreria.
Non lo rividi pi, ma il marted“ mattina seguente
trovai un minuscolo biglietto appiccicato sulla
copertina di Avere o Essere di Hermann Hesse in
cui câerano scritte due righe:
La decisione che prendo  obbligata. Devo
cambiare cittˆ perchŽ ho annusato tutte le
librerie e le biblioteche della zona. Ti saluto
con grande affetto. Nicola.




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