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fatti mai successi, ma che potrebbero pure succedere.


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Inviato da: davide morchio il May 21, 2003 at 12:45:00:

Fatti mai successi, ma che possono pure
succedere.


Devo assolutamente trovare i soldi per pagare il
mutuo, Ź la III rata che non pago, ci
toglieranno casa di sicuro. Gisa ha gią chiesto
il divorzio e andrą via coi bambini, a stare
dalla mamma, mia madre per giunta.
Sono scappato da lavoro, ho paura che possano
licenziarmi per tutte le cazzate che sto
combinando, ritardi mostruosi, fughe e
quant‚altro.
Mia madre (quella di sopra) non mi aiuterą mai,
da quando Ź morto papą incolpa me per quel fatto
tragico.
Le banche mi stanno bloccando i conti∑∑∑.la
carta∑∑∑∑
Cazzo
E non lo vidi, no io non lo vidi
Sentii uno strano rumore sopra di me, felpato
come fosse un‚aquila enorme.
Un‚aquila, qui, al centro ? non Ź possibile∑∑..
Sollevai un secondo lo sguardo e lo vidi, alonato
d‚azzurro che volava sopra di me con ali enormi e
piumate (proprio come viene dipinto nei quadri
antichi), era lui, il mio Angelo, che sorrideva,
poi mi guardė preoccupato e mi indicė qualcosa.
Mi voltai e feci in tempo a frenare, ma il
furgone no.
Dentro ci stava a guidarlo Luigi Lo Presti,
impiegato della Speedy-Mail Ų LA POSTA CHE ARRIVA
PRIMA ANCORA CHE LA INVII Ų
Mi venne addosso e venni sbalzato via dalla moto,
non avevo ancora pagato il premio di polizza
assicurativa.
Vennero i municipali.
„ma dove sta‚ l‚incidentato ? dove Ź finito ?š
chiese il vigile urbano che fumava in servizio
„era∑era qui per terraš rispose Luigi Lo Presti,
che sotto il camice da consegna era vestito tipo
Jhon Travolta, doveva andare a ballare quella
sera e stava facendo tardi.
Io non c‚ero, io me ne ero andato via∑∑∑∑..
I pensieri miei erano spariti ed avevo uno
strano sorriso, me ne accorsi guardandomi in una
vetrina di un negozio di pelletterie, avevo il
sorriso del mio Angelo.
Poi i pensieri tornarono a cascata, ma non
sembravano i miei, pareva venissero fuori da me.
Ecco∑∑∑∑
Quant‚Ź bella quella ragazza, ma perché mi guarda
cosď stranamente ?
Che bella luce ci sta attorno a me, ho caldo
adesso.
Erano pensieri immediati ed istintivi.
Guardavo le cose tutte come fosse la prima volta
che vedevo.
Mi fermai ad un portone, mi sedetti e mi tolsi le
scarpe per massaggiarmi i piedi, qualcuno si
allontanė.
Nelle tasche di una giacca che indossavo a
quadretti orrenda, trovai dei soldi e con quelli
mangiai qualcosa e bevvi un bel po‚ di vino rosso
buono e caldo, cioŹ che scaldava senza farmi
sudare. Uscito mi sdraiai sui gradini di una
chiesa e mi riposai.

Era orami buio, avevo di nuovo fame e non sapevo
come fare per mangiare, avevo finito i soldi.
Entrai allora in un ristorante che aveva in
vetrina un acquario con dei pesci un po‚ spaesati
che girovagavano. Ordinai carbonara e abbacchio
scottadito con patate al forno, fragole al vino
bianco, dolce della nonna, caffŹ e ammazzacaffŹ.
Mi venne sonno∑∑∑∑
„hei amico mio svegliati stiamo chiudendo quiš
mi chiese, svegliandomi, il signore che mi aveva
portato la carbonare, l‚abbacchio e il resto.
„questo Ź il contoš
„il conto ?š chiesi
capirono che non avevo soldi e cominciarono a
discutere, il signore con altri due, se chiamare
i carabinieri o pestarmi di brutto, optarono per
la seconda e mi gettarono fuori, pesto e
malconcio, ma avevo gią digerito.
Mi sciacquai ad una fontanella, non mi avevano
poi fatto tanto male, sono robusto io, ma perché
sono robusto io ?
Domande inutili certe volte, ma domande.
Vagai senza pensieri per tuta la notte sino
all‚alba e poi continuai a camminare per un
intero giorno.
Poi dopo dormii per l‚intera giornata in un parco
fino a quando sentii freddo e mi rimisi in
marcia.
Mi fermai in una gran piazza, avevo nuovamente
fame, ma non volevo essere piĚ picchiato.
Mi accomodai su una panchina e mi alzai solamente
per andare in un angolo a fare i miei bisogni ed
una signora con dei bigodini rossi e gialli, da
un balcone, mi rimproverė strillandomi.
Tornai alla „miaš panchina e cominciai a guardare
la gente che passava, come in un proscenio.
Quanti siamo e seppure siamo uno diverso
dall‚altro notai alcuni motivi comuni a gruppi di
persone.
I distratti, gli spaesati, i sicuri, i frettolosi
chissą perché, i turisti, i bambini e i cani.
I bambini e i cani si somigliano molto.
Non mi accorsi che mi si era seduto accanto un
tipo con una folta barba, che indossava un
cappotto anche se non faceva freddo, avevo con se
un numero imprecisato di buste di plastica, e due
cani al guinzaglio, tenuti da una corda di
serranda.
„scusiš gli feci „ma cosa ci fa con tutte quelle
buste?š
lui mi squadrė meditando se rispondere,
andarsene, mandarmi a quel paese, ma poi gli
vidi, osservandomi, uno sguardo rassicurato da me
e mi rispose :
„queste buste contengono tante cose preziose e
belleš ne aprď una, con aria abbastanza
circospetta, ne estrasse bottigliette mignon
della China, una camera d‚aria di bicicletta, un
modellino di Aston Martin arrugginita, alcune
tazzine da caffŹ colorate, biglietti di stadio e
cinema e altre cose varie.
„io ora devo andare nel Texasš mi disse poi „lď
ho un prozio che ha tanti dollariš
si fece tarda serata e i cani cominciarono ad
agitarsi e lui si alzė.
„come ti chiami?š mi chiese
„come mi chiamo?š risposi
„vabbe‚ non fa nulla∑∑..vieni∑∑..andiamo∑∑va‚š
fui felice di andare con lui e coi cani, mi diede
alcune buste, raccomandandomi di starci molto
attento.
Girammo nella notte, in vicoli che sembrano di
gomma, seguivamo un percorso ben prestabilito,
come quello dei cani.
Cassonetti di immondizie, dove ci stavano molti
oggetti preziosi e ogni tanto lui si fermava per
esclamare „ma come fanno a gettare cose tanto
belle∑∑guardaš e mi mostrava ora un ombrello
rotto, poi un bicchiere scheggiato e cosď via.
I cani parevano sorridere ogni tanto, Amintore e
Priscilla- che erano un uragano di razze
mischiate e sommate in loro due.
Poi andammo in alcuni bar e locali, dove lo
conoscevano, ci davano avanzi di cose da
mangiare, ma con molta cortesia, mi venne in
mente il film disney Lilly e il Vagabondo ∑∑∑Ź
dolce sognarrrrrr∑∑∑
Infine : „bhe‚ si Ź fatta ora di tornare a casa
no ?š
„casa?š chiesi
„nnamo va‚, vie‚ cco‚ meš
sul lungotevere, vicino ai muretti ed a un
vespasiano, notai un camion rosso che non aveva
ruote e poggiava per terra sui cerchioni,
vecchio.
Quella era la „CASAš.
Aprď gli sportelli che chiudeva con un catenaccio
di bici.
„scusi il disordineš disse sorridendo e fece
salire prima Amintore e Priscilla.
Dentro vi erano anche dei quadri incollati e
cartoni e coperte.
Mangiammo e con noi anche Amintore e Priscilla.
Che poi accompagnammo a fare i loro bisogni e noi
facemmo i nostri.
DopodichŹ a casa ci mettemmo a dormire.
„scusaš gli domandai „ma tu lo hai mai visto il
tuo Angelo accompagnatore?š
„il mio che?š
„il tuo Angelo ∑..io lo ho visto∑..azzurro, con
grandi ali, sorridente, ma non mi ricordo quando
lo ho visto.š
„no..io non lo ho mai visto∑∑∑.ma comunque ci
credo anche io.š
„forse il tuo Ź Texanoš
„si con gli occhi di ghiaccioš
mi parlė dei suoi cani, che oltre che per difesa,
ti tengono caldo e per amore senza chiedere.
„sono le mie due ombre∑∑..te li consiglio, sono
anche terapeuticiš
„ora ci pensoš
„∑∑..ora si dorme, che domani abbiamo una
giornatina un po‚ pesante.š


Giornatina un po‚ pesante.

Ci recammo al centro.
Aveva portato con se‚ uno strano armamentario,
composto da una scatola colorata ed uno sgabello.
In una via chiusa al traffico, ma di molto
passaggio, si fermė, mi diede un bicchiere e aprď
la scatola.
Ne trasse due marionette e un piccolo stereo che
attaccė.
Una raffigurava Marilyn Monroe e l‚altra Elvis
Presley, fatti benissimo, curati tanto.
Li fece cominciare a ballare con maestria e mi
disse di raccogliere i soldi.
„tanto ce ne hanno tanti, Ź come prendere acqua
dal mareš

infine a quasi sera, contammo l‚incasso. Per
prima cosa comprė da mangiare per Amintore e
Priscilla. Poi ci recammo in una osteria a bere e
mangiare sino a quando si fece ora di rincasare,
rinfurgonare.
Faceva un po‚ freddo quella sera, volevo anche io
un Amintore e una Priscilla.
„tu hai un sogno? „ mi chiese
„un sogno? Ma mica ho gią dormitoš
„certo che Amintore mi capisce di piĚ, intendo un
sogno, un desiderioš
ci pensai un po‚
„si∑..avere due cani come i tuoiš
„non sono i miei, stanno con me, ci sta uno
scambio tra noi. Pensa se stavamo nel Texas ora,
fa caldo, in quelle loro strade polverose in
mezzo al desertoš
„ioš risposi senza riflettere „non sopporto gli
americaniš
„ma cosa cazzo c‚entrano gli americani con il
Texas ? cosa c‚entrano i Sardi con l‚Italia ? io
che c‚entro con la mia famiglia ? ma tu hai una
famiglia?š
„famiglia?š domandai.
„OK∑∑OK∑∑..buona notte Amintore, buona notte
Priscilla, buona notte∑..a te, senzafamigliaš

i giorni passavano e passavano e con lui imparai
a conoscere le cucine economiche o quelle di
beneficenza, quelle dove si mangiava con calma e
quelle dove andare di fretta chissą perché.
Mi insegnė a riconoscere subito gli oggetti
preziosi e altro.
Ma una sera tornando a casa. Non trovammo piĚ la
nostra casa.
Al posto suo ci stavano delle strisce colorate
bianche e rosse, tese tra i pali segnaletici, e
un cartello Ų FASTWEB, LAVORI IN CORSO PER
ALLACCIAMENTO VELOCE DI RETE. VIETATO
PARCHEGGIARE-.
I cani ci guardarono e lui sbuffė.
Ci condusse sotto il Ponte Sisto e lď cominciė ad
ispezionare un tratto, sollevė alcune grosse
pietre e prese un enorme telo plastificato.
Con un sistema di pali e chiodi grossi sistemė il
telo fino a farlo sembrare un Igloo. Amintore, io
e Priscilla lo osservavamo tranquillamente.
Poi ci invitė a entrare.
Ci sistemammo alla meglio e cominciė a piovere e
si sentiva il ritmico rumore di pioggia sulla
plastica.
Compresi che la pioggia seppure bella Ź orribile
e ti entra nelle ossa anche se non ti bagna.
„ma cos‚Ź?š chiesi
„cosa?š
„l‚allacciamento alla rete ?š
„lascia perdere, cose del mondo reale∑.noi ci
barrichiamo contro il mondo reale, per difesa∑∑
nel Texas Ź pieno ∑..Ź tutta una rete di
allacciamento Webš
„ma ci andrai mai, tu, nel Texas?š
si fermė a riflettere e poi :
„lasciami riposare un paio d‚ore il tempo che
spiove e forse poi parto, sento qualcosa di
strano su me, stanotte.š
Si sistemė coi cani e poi riprese :
„io mi chiamo Girolamo „
„come ?š
„GI∑RO∑.LA∑.MO !š scandď
e il sonno ci portė ai sogni.
Il sole dopo la pioggia Ź bello, acceca, il suo
calore mi destė.
GI∑.RO∑.LA∑.MO !, Amintore e Priscilla non ci
stavano piĚ, avevano lasciato perė un foglio con
su scritto.
- CIAO.ANDIAMO IN TEXAS. Ų
Mi lasciė perė i burattini e il resto. Ero solo e
una cosa strana mi prese alla bocca dello
stomaco, come una lama invisibile e fredda tanto
da scottare. Era una angoscia assurda, angoscia
di vita. Mi toglieva il respiro e pensai che era
la mia morte. Accettai il fatto. E mi sdraiai
nuovamente.
SenonchŹ arrivė, lo sentii, alto e frusciante. Il
mio Angelo alonato. Mi sorrideva e volando mi
chiese, come sempre, senza chiedere :
„cosa vuoi Vincenzo?š
„Vincenzo?š
„si, Vincenzo, dimmi cosa vuoiš
„voglio due cani con me a dividere la mia vitaš
mi riaddormentai, il mio Angelo aveva scacciato
la mia morte.
Uno strano calore mi era attorno quando mi
svegliai. Avevo affianco un cane enorme dal muso
di lupo e il pelo chiaro, ed un altro piccolo e
pezzato con tutti i denti storti.
Dovevo dar loro un nome. Il grande lo battezzai
Oscar e il piccolo Gigante. A sera parlavo con
loro dividendoci da mangiare, non Ź che poi
chiedevano tante cose. E una di quelle sere uno
dei due mi parė, non so chi dei due, ma aveva la
stessa voce del mio Angelo. Mi spiegė che mi
amavano.
I giorni trascorrevano tra elemosine, teatrino di
Girolamo, posti e girovagare perenne. Giorni e
giorni che non so quanti.
Un pomeriggio imbastii il mio spettacolo di
Marilyn ed Elvis ballerini con una musica
francese molto calda e piacevole.
E giunsero in due, un uomo ed una donna,
piacevoli e simpatici. Uno aveva una cinepresa
grande e l‚altra un microfono e mi
intervistarono, mi divertii molto.
Mi chiesero della mia vita, del „lavoroš che
facevo, parlai loro di GI∑RO∑LA∑.MO!, mi chiesero
dei miei due cani e di casa mia.
„casa mia?š domandai
lasciarono cadere lď la cosa.
„andrą in onda „ mi dissero infine „su rai due in
prima serataš
„in onda? Al mare ?š
„ma non in TV∑.se vuole vedersi.š
„vedermi?š domandai.


Passė solo una notte il giorno dopo li vidi,
rividi il mio mondo reale.
Mi si avvicinė un tipo che ricordavo vagamente.
„buon giorno Vincenzoš
„si mi chiama cosď l‚Angelo mioš
„sono Luigi Lo Prestiš
„cosa presto?š
non mi rispose e mi indicė, dietro di lui, una
donna con due ragazzini, li osservai incuriosito
e seppi tutto di colpo come una scossa di
corrente alternata.
- io sono Vincenzo Altomare, nato il 24/04/1960 a
Roma sotto il segno del Toro con ascendente
Ariete, da buona famiglia pugliese trasferitasi
nel dopoguerra nella capitale. Sono sposato e ho
due figli, una casa con mutuo, lavoro a tempo
indeterminato alle poste. Ho la passione per il
modellismo aereo ma solo di aeroplani della
seconda guerra mondiale. Non posso mangiare
peperoni. Odio il sugo coi pomodori che hanno la
pellecchia e i semini. Mio padre Ź morto in un
tragico incidente, lo portavo in moto io, nel
maggio del 1994. Ho una madre che mi incolpa e
che non mi vuole a casa sua. Mi stanno per
togliere la casa, al lavoro sono una totale
frana, sto per avere il divorzio, che Gisa non
puė piĚ sopportarmi, non ho particolare intense
amicizie. ECCOMI QUI. Ų

la vita mi ripiombė addosso come uno scafandro di
9 tonnellate di piombo. Mi avevano visto in
televisione. I bimbi mi corsero incontro, Gisa mi
abbracciė e mi passė mamma al cellulare, che mi
amava, qualcosa non mi quadrava. Ma quadrė di lď
a poco. Il tipo, il Luigi Lo Presti mi chiarď un
fatto. La sua ditta, quella per la quale lavorava
che era responsabile del mio incidente e, quindi,
del mio stato aveva ottenuto da tutta quella mia
faccenda, una ottima ed imprevista (soprattutto
gratuita) pubblicitą su rete nazionale. Avevano
perciė sborsato per indennizzo una cifra favolosa
alla mia famiglia, inclusa mia madre. Ero ricco
praticamente e vivevo in una bella villa, con
piscina, vicino Roma. Eh si, le cose cambiano,
ora io „comandavoš la mia famiglia. E Gisa non si
sognava affatto di divorziare e mia madre non
ricordava neanche come fosse avvenuto l‚incidente
di mio padre. Al lavoro non vedevano l‚ora che io
tornassi ed ero stato nominato responsabile di
tutta la posta estera.


Passė del tempo nella mia vita reale, stavo
spesso davanti al televisore, avevo comprato un
decoder per la TV via satellite, amavo guardare
spesso i documentari strani su quelle reti che
mandano sempre documentari strani e belli.
Ne guardai uno in particolare una sera che mi
incuriosď tanto e poi ne capii il motivo.
Il titolo era Ų TEXAS TRA PASSATO E FUTURO, IN
MEZZO AL PRESENTE Ų che titolo, vero ?
Il texas pensai, mi lasciai andare a ricordi non
tanto lontani di una vita di mezzo.
Sentii lo spaker parlare ad un tratto di un ranch
nel deserto texano, nel quale stava rivivendo la
favola di Pinocchio.
E intervistarono sapete chi ? GI∑.RO∑.LA∑.MO!.
Che stava bene e sbarbato e sorridente.
Era attorniato da circa 40 cani „figli di Amy e
Priscyš spiegė. Insomma Girolamo aveva ritrovato
davvero il suo prozio coi dollari, tanti dollari
e aveva costruito un ranch da fare invidia alla
Disney dove produceva i burattini. Spiegava lo
speaker che persino alla Casa Bianca avevano i
suoi burattini.
Ero stupefatto e piangevo di gioia.
Infine lo chiamarono neo Mastro Geppetto.
Risi di gioia piano, piano per non svegliare la
mia famiglia.
Infine Girolamo guardė la telecamera ed alla
domanda sul come mai fosse partito dall‚Italia
alla ventura per creare quella cosa favolosa e
magica in Texas, rispose :
- dormivo sotto la pioggia con i miei due cani ed
un caro amico∑.non sapevo cosa fare, poi, di
colpo. ť arrivato. Come diceva lui. Alonato
d‚azzurro, sorridente e con grandi piume, Ź
arrivato il mio Angelo a chiedere cosa volessi e
gli ho chiesto di andare in Texas e sono arrivato
qui. Ų

andai in giardino, sorridevo, Oscar e Gigante
uscirono dalle loro belle cucce calde a farmi
feste, guardai la luna quasi piena, mancava forse
solo un quarto argentato.
E allora tornė sopra la luna, con batter d‚ali
quasi fosse un vento, alonato sempre di azzurro,
il mio Angelo sorridente che mi guardė e mi
chiese :
„e ora Vincenzo, che vuoi?š
sorrisi tranquillamente e accarezzai i cani.





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