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Solcris, la ballata degli impiccati


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Inviato da: Carlo Ragonese il June 08, 2003 at 19:41:03:

SOLCRIS, LA BALLATA DEGLI IMPICCATI

Il cono di luce riverberante dai fari della
macchina restituiva un aspetto misterioso dei
luoghi. Per le derive del selciato era tutto un
brulicare dâombre. Spesse volte di rami carichi
di foglie penzolavano gravosi dai sottostanti
muri correnti i cigli della strada, ed allorchŽ
eran rivestiti da obliqui, straordinari raggi
lunari, ostentavano il loro orpello alle tacite,
amiche stelle. Nella semioscuritˆ della via il
veicolo scuoteva e innalzava la polvere di sotto
i battistrada sfollando gli animali che gli
stavano sul percorso; e questi, infastiditi e
torcendo i loro colli allâindietro, luccicavano
dispettosamente un bel paio dâocchi rosso
cremisi. Intanto una strana figura bislunga,
dalle sembianze pressochŽ umane, emergeva
improvvisamente dal bordo strada, ripetendo
copiosamente il suo manifestarsi. Appariva
dapprima come un punto indistinto catturato con
lo sguardo in lontananza, e poi, man mano che la
macchina gli si avvicinava, si vedeva prendere
forma nella sua interezza. E il cerchio ritornava
qualche tratto pi in lˆ. Il suo incedere era
dinoccolato e indossava un cappellaccio scuro a
tese larghe e a cupola alta, che svettava
sinistro nel pallore della notte. Quando lâauto
affianc˜ nuovamente il tizio dal largo cappello,
Solcris fu pervaso da una piretica curiositˆ. Gli
lanci˜ stavolta uno sguardo furtivo, per rendersi
conto che aspetto avesse. Ma quello che ravvis˜
non gli piacque per nulla. Di sotto il cappello e
tra il bavero rialzato del mantello, gli
intravide un viso solcato, smunto, improntato da
uno sguardo ostile, di palese avversione: un
guardare di striscio tipico di certi animali che,
a muso duro e denti vibranti, accennano a un
ringhio. Not˜ anche, con molto stupore, che aveva
le mani vizze a zampe dâuccello, dai dorsi
rugosi, simile ad alite, mentre gli arti
inferiori, terminanti con zoccoli fessi,
puntavano dritti al suolo, ma non lo
calpestavano. Trotterellava librandosi a un palmo
da terra, ed uguale ne risuonava uno scalpiccio
cadenzato. Il mantello, laccato nero, gli
scivolava ampio e gelatinoso lungo il corpo ed
era affibbiato al collo da un laccio di cuoio che
serrava i riporti rossi di stoffa diversa del
bavero. Questo a sua volta si racchiudeva
ostentando due orli verticali e obliqui che
sparavano in alto e a punta e in direzioni
opposte. Ma tutto il suo aspetto era lugubre; e
nonostante presentasse un corpo fatto di materia,
non emetteva, in quel chiaror di luna, benchŽ
minima ombra sul terreno.

Sprofondato nel sedile posteriore dellâauto,
Solcris percepiva ora strane vibrazioni del
pianale e sentiva le ruote scentrate sobbalzare
sulle sconnessure dellâasfalto che gli rispondeva
arrogantemente sotto le suole.
Il filare dei paracarri lungo il margine della
via scorreva lentamente i suoi occhi, e lo
staccare intervallato che ne derivava gli
polarizzava la mente in una sorta di conta
sistematica innescata inconsciamente,
nellâauspicato tentativo di estraniarsi da quegli
strani avvenimenti. Ma pur impegnato in questo
computo laborioso, con aria di efficienza o di
preciso proposito, egli non riusc“ tuttavia a
scacciarsi di dosso la paura. Ci˜ che con
angoscia invece costat˜, sporgendosi dal
finestrino per cogliere una striscia di cielo
stellato, era che lâaria si stava annerendo.
Tuttâattorno, adesso, in quel nitore satellitare,
erano macchie scure, amorfe, dai contorni diafani
e tremolanti, che si vedevano salire in lente
spire e soffermarsi a mezzâaria, indi stendersi a
ventaglio: a guisa di unâondeggiante armata aerea
calamitata al veicolo.
Egli, a quel vedere, si sent“ raggelare il
sangue, e per un attimo gli manc˜ il respiro; la
fronte, fredda e madida, sgorgava rivoli di
sudore. Quella specie di sorda paura in cui sâera
conchiusa ora la sua anima, trov˜ con il pensiero
di Dio una tana e un orizzonte. Sent“ dentro di
sŽ il desiderio di pregare e lo fece ripetendo
incessantemente le poche preghiere che conosceva.
Ma non riusc“ a concentrarsi. Gli venne allora in
mente una filastrocca che gli ripeteva spesso sua
madre quando era bambino, per rassicurarlo dalla
paura del buio. La recit˜ a labbra schiuse:

ăLa notte.
Nel grande silenzio.
Del vento e le foglie,
che spira, che fremono.
Del bimbo e la madre,
che piange, che culla.
E gatto sul tetto,
che siede, che fissa.
La luna.
La notte.
Nel grande silenzio.ä.

Intanto sul percorso si affiancavano le prime
costruzioni. Via da tanta campagna, ora
attraverso il paese. E gi per lastricati lucidi,
e strade deserte, e filari di case, e di lampade
aeree. Giunta allo svolto di un incrocio, lâauto
imbocc˜ una stretta straducola che, subito a
dritta, menava per uno slargo ritirato della
carreggiata. Ivi si arrest˜, infilandosi fra lo
spazio di due vetture lˆ disposte a fari accesi.
Quasi contemporaneamente, si spensero le luci da
tutti e tre i veicoli. Lo stridio di porte aperte
e lo sbattere secco successivo rimasero un poâ
nella deserta via. Qualcuno tir˜ dal cofano un
grosso sacco; lo sleg˜ e gli apr“ lâorlo,
sostenendolo a braccia aperte: spunt˜ allâinterno
una rosa di cozzi di bastoni stipati
verticalmente nellâinvolucro. Ciascuno degli
astanti, con un gesto deciso e arcuato del
braccio, nâestrasse fuori uno e, saggiandone la
soliditˆ con movimento dondolante della mano, lo
brandiva come unâarma.
Solcris, scendendo per ultimo dallâautovettura,
lanci˜ uno sguardo lungo la via. Scorse che
questa correva silente e angusta: un acciottolato
baluginante srotolava ai lati di costruzioni
settecentesche che affondavano a muso duro per la
strada, e giacchŽ guarniti dal cerchiarsi di
giallo delle lampade a muro, accentuavano
lâeffetto mobile e drammatico dei loro rilievi.
La sistemazione e connessione degli elementi
compositivi delle facciate, infatti, si
riassumeva in ordini di cornici marcapiano, con
mensole di sostegno a balconi in pietra lavica
riccamente intagliata, ben visibili dalla strada
sottostante. Ma quello che colp“ maggiormente
Solcris furono le grandi paraste angolari che
serravano gli spigoli degli edifici in una
lavorata e chiaroscurata cerniera, che
conferivano ai medesimi una sorta di bardatura
cavalleresca. E tutto questo fantastico complesso
architettonico, per˜ svaniva al contrastare di
orripilanti corde pendenti dai balconi delle
facciate, alle cui estremitˆ erano incappucciati
sacchi di immondizia. Questi ciondolavano a pelo
terra a guisa di unâinquietante, tetra ballata
dâimpiccati. Era un marchingegno ideato dagli
abitanti del luogo per la raccolta dei rifiuti.
Gli spazzini, allo spuntar del giorno, avrebbero
passato in rassegna tutta la via, caricando nei
loro rumorosi e fumosi camion i citati sacchi. A
Solcris, per˜, la cosa lo indispett“ alquanto.
Accolse lâespediente come una manifestazione di
mera volgaritˆ, espressione di controcultura,
mossa dagli abitanti di quel luogo alla gentile
costruzione aristocratica.

Quando tutti furono finalmente armati di bastoni,
echeggi˜ nella strada deserta un ordine
perentorio, a questo segu“ un calpestio
affrettato, unâaccorrere frusciante e il
reperirsi in un punto: la strana comitiva si
riun“. Non erano pi di una dozzina, e chi
comandava ora si muoveva in testa al gruppo.
Camminavano lenti lungo la via, in fila indiana,
mentre il disco lunare si ergeva alto e rosso tra
le costruzioni, bucando la volta celeste. Durante
il tragitto si udiva il serrare di porte e
finestre, lo scorrere veloce di persiane
abbassate, lo sbattere dâimposte; le luci, che a
tratti punteggiavano le due facciate, si spensero
di un colpo; un pipistrello muovendo in picchiata
rasent˜ le teste dei presenti, mulinando poi
attorno a una lampada a muro. Alitava ora
nellâaria una palese e greve sensazione dâattesa,
come quando, accesa una miccia di una bomba se
nâattende poi lâeffetto esplodente. A un certo
punto del percorso accostarono su una breve
scalinata che sporgente dal bordo strada
sâinerpicava lateralmente allâedificio, e
impegnandola silenziosamente, si soffermarono sul
largo pianerottolo, davanti alla porta dâingresso
a due battenti chiusa.

Il Generalissimo volse attorno a sŽ uno sguardo
lungo e pensieroso, lo pos˜ sulla mole gigantesca
di quei palazzoni che si disegnavano con contorni
ricamati e spingevano ad imbuto per la via. Poi
fiss˜ in alto, annus˜ lâaria e con voce breve,
infine disse: ăPresto Solcris, accendi i profumi,
perchŽ stanno per attaccarci!ä. Senza rispondere,
questâultimo prese una piccola calotta di rame e
la riemp“ per metˆ di piccolissime pietre di
incenso; poi con un coltello tagli˜ alcuni strati
di mirra foderata con carta stagnola, e li mise
nel contenitore. Quando fece per accendere con
dei fiammiferi, questi si spegnevano
sistematicamente, nonostante non ci fosse in giro
alito di vento. Frattanto il Generalissimo scelse
quattro soldati, vigorosi, e stendendo le braccia
davanti a sŽ, a pugni chiusi, disse
loro: ăAvanti, aggrappatevi a me con tutta la
vostra forza e non risparmiatevi, poichŽ questo
servirˆ a trasmettervi potenza allo Spirito.ä

Il generalissimo era una persona tarda dâetˆ,
anzi si poteva senzâaltro affermare che era un
vecchio sui settantâanni circa. Di modesta
statura e corporatura esile, aveva il capo
incanutito e un viso rugoso, dalla pelle spessa e
arroventata dal sole, simile allâabbronzatura di
uomo di mare. Sullâesile viso, aveva sempre
improntato un accenno di sorriso gentile che
sâilluminava aprendosi su due occhi azzurri tenui
e un nasino ellenico, che gli si arricciava al
curvarsi in su degli angoli della bocca. La
fronte, spaziosa e prominente, gli conferiva
unâaria da dotto.

I quattro, ubbidendo allâordine, sâaggrapparono a
due mani, ma non troppo forte, alle braccia del
vecchio, stimando in cuor loro che avrebbero
potuto fargli male se avessero effettivamente
stretto con tutta la forza. Ma il Generalissimo,
accortosi delle loro indecisioni,
aggiunse: ăAvanti! Serrate forte le vostre mani,
e non preoccupatevi di farmi male:  in me la
potenza dello Spirito.ä A questo punto, i
quattro, con un cenno di reciproca intesa,
premettero stavolta con decisione, mettendoci
veramente la vigoria dei loro ventâanni. Il
vecchio a sua volta, con gran meraviglia di
tutti, rivelando una forza fisica straordinaria,
reag“ alzando in alto le braccia, e con un
movimento crescendo in su, spost˜ nettamente di
peso i quattro, ben pi robusti di lui, i quali
furono sbilanciati e sbattuti violentemente
contro la ringhiera delimitante il
pianerottolo ăOra lasciatemi.ä riprese quello, e
si par˜ davanti alla porta chiusa. Ne esamin˜ la
robustezza, auscult˜ con lâorecchio, infine tast˜
la serratura infilando la chiave e girando pi
volte nella toppa. Dallâinterno, una forza
misteriosa agiva per aprire la porta, e quelli
che si trovavano nel ripiano, compreso Solcris,
aiutarono il vecchio a trattenerla a sŽ,
aggrappandosi con le dita alle sporgenze e
incavature della medesima. Poi tale resistenza
sembr˜ cessare; e il Generalissimo a quel punto,
allentando la presa con cautela, disse: ăSentite
che odore di malefico! Devono esserci mille
diavoli dâalto loco, sicuramente con i gradi di
Generale e Generalissimo, e chissˆ!ä Annusando
vicino alla porta, Solcris e gli altri sentirono
una puzza nauseabonda, indescrivibile, un lezzo
di carne putrefatta e di uova marce; un fetore
infernale. Ad un tratto, il crepitio e lâodore
dellâincenso, bruciato nella calotta di rame,
investirono le narici della strana comitiva. A
Solcris, che finalmente era riuscito ad accendere
i profumi, gli sembrava ora che qualche cosa
dellâanima sua prendesse vigore col fumo di quei
fuochi corroboranti. A un preciso segnale del
Generalissimo, si avvicin˜ alla porta chiusa, e
reggendo a mano la calotta, sost˜ timoroso.
Improvvisamente, come investita da una squassante
folata di vento, la porta si spalanc˜
violentemente sbattendo le imposte e aprendosi su
una stanza semibuia. Soltanto un tenue raggio
lunare, filtrando per la finestra posta in fondo
al corridoio, rifletteva sul pavimento. Un gatto,
dal pelo maculato nero, spunt˜ improvvisamente
dal buio della stanza e si colloc˜ in
corrispondenza della fascia illuminata. Qui
lâanimale gir˜ su se stesso ascrivendo come un
cerchio ideale sul pavimento. In questo cerchio
immaginario avvamp˜ una lingua di fuoco, che
sâinnalz˜ dal suolo al tetto; poi la fiamma
svan“, come un colpo di sole che asciuga la
strada, ed ivi si materializz˜ una colonna
rotolante di caligine cinerea. E man mano che
questa diradava le sue particelle, restituiva
agli astanti la sinistra figura bislunga che
Solcris ebbe a incrociare pi volte lungo il
tragitto. Stavolta egli non aveva pi il cappello
largo a cupola alta, e sparava in testa due corna
nodose, a U; il corpo era interamente nudo e
mostrava ruvida e cisposa pelle verdastra, tipica
dei coccodrilli, con la coda che ondeggiava
lentamente a destra e a manca, a guisa di un
grosso lucertolone che a zanne schiuse, si
crogiola al sole. Questo essere infernale ruot˜
quindi la testa a trecentosessanta gradi e,
fumante dal naso, si libr˜ a mezza altezza nella
stanza. Gett˜ quindi uno sguardo fisso e
lampeggiante di fuoco a Solcris, il quale,
impassibile nel pianerottolo e reggendo ancora i
profumi davanti a sŽ, fu attanagliato da una
fitta dietro la nuca e, a seguire, da un forte
tremore alla testa. Poi sent“ lo scandire di una
voce interna che gli diceva: ăButta per terra ci˜
che hai in mano, soldato, e ti conferir˜ gradi da
generale. Ti dar˜ grossi poteri e potrai
trasformarti e viaggiare spirituale a tuo
piacimento.ä Ad un tratto intervenne il
Generalissimo, che con un balzo felino si par˜
davanti allâessere infernale, mettendosi subito
nel punto della stanza in cui cadeva lo sguardo
di questâultimo, come si fa con certi ritratti.
Puntandogli quindi gli occhi addosso e sostenendo
lo sguardo magnetico dellâinfernale demone, il
vecchio mormor˜ a bassa voce misteriose parole di
una lingua sconosciuta, e improvvisamente la
porta sbattŽ forte chiudendosi nuovamente dietro
alla belva immonda, che intanto bestemmiava
contro tutta la Cristianitˆ. A questo punto il
Generalissimo afferr˜ una spada di ferro e
tenendola a pugno chiuso sullâelsa, con la lama
rivolta per terra, picchiett˜ ripetutamente con
la punta sul pavimento. Inarcando quindi il
corpo, imbast“ una sorta di danza cui il battere
dellâarma scandiva armonicamente un tempo
ritmato. Infine diede un forte calcio sulla porta
che, scardinate le cerniere, si apr“ di botto
sulla stanza mostrando una schiera di demoni
dagli occhi di brace e dalle nere ali tarpate
sulla schiena. Qualcuno di loro aveva appuntato
al petto delle scintillanti medaglie e brandiva
una spada con tacche sulla lama; altri tenevano
piegata sul braccio della rete nera, e al posto
delle mani avevano degli uncini che scintillavano
sinistramente in quella semioscuritˆ. Alle spalle
di questi demoni, in un canto della stanza, stava
il diavolo che per prima si era manifestato, che
adesso indossava una spessa armatura argentata e
trasmetteva ordini. Il Generalissimo varc˜ la
soglia e affront˜ tre demoni con le nere ali
tarpate; con alcuni colpi di spada ad incrociare
dilani˜ le carni ad uno di loro che cadde
tramortito, disteso lungo per terra, mentre gli
altri due indietreggiarono, disorientati di tale
furore. Nel frattempo un malefico, roteando con
lâuncino in aria lâampia rete nera, la scagli˜
repentinamente contro Solcris che rimase
intrappolato; ed allorchŽ la rete venne serrata a
cappio allâestremitˆ inferiore, da un laccio che
lâessere infernale tirava a sŽ con lâuncino,
Solcris perdette lâequilibrio e rovin˜ per terra
rotolando pi volte sul pavimento avvoltolato
nella rete. Il demone lo trascin˜ quindi lungo il
corridoio, mentre un altro essere infernale gli
sferr˜ un colpo di spada mirando alla testa, che
Solcris evit˜ per un pelo spostandosi
istintivamente di un lato. Questi, poi, piegando
pi che poteva le ginocchia verso il petto,
caricando con i muscoli delle gambe, scocc˜ a
piedi uniti un tremendo calcione allo stomaco a
quello, che sâacquatt˜ su se stesso ginocchioni,
serrandosi a braccia intrecciate il ventre.
Solcris caric˜ ancora con le gambe, e con un
altro violento calcio a piedi uniti colp“
stavolta in pieno viso lâavversario, il quale
rote˜ su se stesso sollevato da un palmo da
terra. Indi si accasci˜ esamine sul freddo
pavimento, emettendo un sordo rantolio. Solcris
riusc“ infine a liberarsi dalla rete e, mentre si
alzava, prese al volo il bastone che il
Generalissimo gli lanci˜ in reciproca intesa.
Caric˜ pertanto a due mani un secco fendente,
ascrivendo una parabola arcuata con lâarma
assestata da dietro la schiena, che prese in
piena testa il diavolo, nel frammezzo delle
corna. Quando estrasse a sŽ lâarma, Solcris si
accorse che questa si era tramutata in metallo e
aveva la punta impregnata di sangue. Ora nella
stanza non rimaneva che il demone con lâarmatura
argentata, mentre i corpi dilaniati degli altri
malefici giacevano esamini sul pavimento. Chiazze
e rivoli di sangue stagnavano sul pavimento, e un
fetore di putrefazione giˆ aggrediva le narici
dei presenti.
Fu Solcris questa volta a sostenere lo sguardo di
quellâessere immondo, che con una voce
ultraterrena, gli disse: ăBene, soldatino di
carta, finalmente sei entrato in gioco pure tu.
Ti accorgerai che saranno pi le sconfitte che
dovrai subire che le vittorie ad assaporare. Io
ti sono nemico dallâinizio dei tempi,da quando
fosti creato dal tuo Signore. Da allora il mio
unico scopo  quello di annientarti, o di farti
passare tra le mie file. Ma tu sei un dannato
idealista, e so che preferiresti morire allorchŽ
saltare il fosso. Sappi che questa battaglia 
stata intrapresa per ordine del tuo Dio, ed era
necessario che ci scontrassimo qua, in questo
mare di odio infinito. Preparati dunque ad
accogliere la tua prima sconfitta, affinchŽ la
tua stupida mente si renda conto della forza
immane che ti si sovrasta davanti.ă
Appena il demone ebbe finito di dire queste
parole, Solcris venne colpito violentemente alla
testa, da tergo, e barcollante rovin˜ sul
pavimento. Mentre era esamine, vide lâuomo che lo
aveva colpito e che in quel momento lo stava
guardando ghignante, con una espressione che
Solcris non riconosceva a quel viso a lui noto.
Era stato il Generalissimo a colpirlo a
tradimento, ed ora si faceva beffe di lui. Di
colpo tutto gli fu chiaro. Il suo Generale non
era altro che un ministro del male mandato sulla
terra da Satana per confondere lâesercito del
bene. Egli, dimostrandosi il primo tra i
lottatori pi tenaci contro il male, avrebbe
acquistato la stima dai suoi avversari, che gli
si sarebbero accostati con fiducia. A questo
punto un tremendo sospetto colse improvvisamente
Solcris, che prese a dire ai due demoni
infernali: ăI miei compagni dove sono?ˇ Che ne 
stato di loro?ä E allorchŽ quelli non
rispondevano: ăChe siate mille volte maledetti!ä
Nel dire questo, not˜ unâaria di tronfia
soddisfazione nel volto dei due malefici; poi si
alz˜ lentamente e ancora vacillante usc“ fuori
nel pianerottolo. Quello che vide fu tremendo! I
suoi compagni dâarmi stavano appesi al collo a
quelle corde pendenti lungo le facciate dei
palazzi; i loro corpi erano dilaniati e
sgorgavano sangue dappertutto. Le teste erano
rovesciate sulle spalle. Qualcuno aveva la lingua
ingrossata ed espulsa dalla nera bocca, mentre
altri avevano unâespressione stravolta del viso,
improntato da una smorfia di dolore spaventosa,
di unâimmane esplosione di liquido ematico,
avvenuto dopo un consistente rigonfiamento delle
carni. I corpi dei suoi poveri compagni
penzolavano ora nel buio della notte, al posto
dei sacchi di spazzatura, mentre lungo la via
sâintonava un canto lugubre seguito da uno
scampanio assordante, come di una miriade di
campanelle tintinnanti. Per tutta la via, questa
tetra ballata degli impiccati era un inno
echeggiante alle forze del male.

A Solcris venne allora sulle labbra la
filastrocca che gli recitava sempre sua madre,
per rassicurarlo nel buio della notte.

ăLa notte.
Nel grande silenzio.
Del vento e le foglie,
che spira, che fremono.
Del bimbo e la madre,
che piange, che culla.
E gatto sul tetto,
che siede, che fissa.
La luna.
La notte.
Nel grande silenzio.ä.




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