www.fernandapivano.it

Re: A DUE PASSI


[ Home ]

Inviato da: mauro.marchetti@corocittadiroma.it il June 14, 2003 at 14:39:26:

In risposta a: A DUE PASSI
Inviato da Daniela Granata il November 05, 2002 at 09:13:18:

Cerco daniela granata...qualcuno mi sa dire dove
posso trovarla???


: A DUE PASSI
: di Daniela Granata

:
: PRIMA PARTE

: Un raggio di sole penetrava dalla finestra
della
: cucina e andava a cadere sul pavimento di legno
: del corridoio. Nel riflesso migliaia di pallini
: di polvere si sollevavano lentamente e
: cominciavano a danzare silenziosi. Nella stanza
: da letto un vecchio tappeto persiano giaceva in
: modo disordinato accanto allâarmadio
semiaperto;
: alcuni indumenti erano ammucchiati su una sedia
: di legno tarlata cui mancava un pezzo di
: schienale. Sotto il letto, una scarpa da donna,
: un libro dalle pagine arricciate e una lattina
di
: coca cola, probabilmente vuota, si tenevano
: compagnia in mezzo alla polvere, alle briciole
e
: a fogli di carta scarabocchiati.
: Mira dormiva sotto lenzuola e coperte mal
: rimboccate, con un braccio penzoloni sul
: pavimento in parquet e la testa sotto il
cuscino
: macchiato di rosso scuro qua e lˆ.
: Ad un certo punto, il suono di un doppio bip
: ruppe il silenzio: sopra una pila di libri
vicino
: alla sedia câera un telefono cellulare con il
: display illuminato. Tra le lenzuola e le
coperte,
: Mira si mosse lentamente, borbottando qualcosa.
: Con il braccio penzolante cominci˜ la sua
: ricerca, tastando qua e lˆ tra la polvere e le
: briciole. Di nuovo il suono del doppio bip.
Mira
: sollev˜ la testa, si liber˜ del groviglio che
: lâavvolgeva e si sedette sul letto: aveva i
: capelli sciatti, gli occhi pesti, il naso e la
: bocca macchiati di rosso scuro. Si guard˜
intorno
: con aria intontita e con lo sguardo cerc˜ di
: individuare il luogo da cui era provenuto il
: doppio bip. Si alz˜ dal letto e, barcollante,
: and˜ verso la pila di libri, prese con fatica
il
: telefono e premette il tasto centrale su cui
era
: riportata una linea orizzontale ormai consumata
e
: poco leggibile. Mira premette pi volte lo
stesso
: tasto e un paio di volte quello che riportava
un
: simbolo a forma di punta di freccia. Poi rimase
: immobile a fissare il display del telefono per
: qualche minuto.
: Un rumore di chiave nella serratura della porta
: dâingresso richiam˜ la sua attenzione.
: ăMira? Ci sei?ä chiese una voce femminile.
: Mira usc“ piano piano dalla stanza da letto e a
: piedi nudi sâincammin˜ lungo il corridoio,
: investendo i pallini di polvere e la loro danza
: silenziosa. Nellâingresso stava una donna
intenta
: a cercare qualcosa nella borsa che teneva a
: tracolla.
: ăCiao. Ho aperto con le chiavi di riserva.
Tutto
: bene?ä chiese la donna senza guardare Mira.
: Nessuna risposta. Mira la osservava intontita.
: ăTi ho chiesto seˇMira! Che cosa hai fatto al
: naso?ä le chiese la donna alzando la voce.
: Mira si port˜ una mano sul labbro, lentamente,
: poi sul naso e avvert“ la pelle secca, lâodore
di
: qualcosa che ricordava il sangue rappreso.
: La donna afferr˜ Mira per un braccio e la
: trascin˜ verso il bagno, attraversando il
: corridoio dove i pallini di polvere avevano
: ripreso a danzare subito dopo il suo passaggio.
: Il bagno stava in fondo al corridoio a destra,
: come nella maggior parte dei casi.
: ăCosa ti  successo? PerchŽ sei sporca di
sangue?
: Hai sbattuto da qualche parte?ä le chiese di
: nuovo la donna posando la borsa sullo sgabello
: vicino al lavandino.
: ăTi senti bene?ä aggiunse.
: ăVieni, lavati, non puoi andare in giro cos“ä
: concluse.
: Mira si lasci˜ lavare il viso, lâacqua era
: tiepida. Il lavandino si color˜ di rosso
chiaro,
: mentre Mira si guardava allo specchio spostando
: ogni tanto la testa per trovare una zona
: abbastanza grande perchŽ ci stesse tutto il
: volto. Lo specchio era sporco e crepato
: orizzontalmente.
: Mira cercava se stessa in quella superficie,
: sperando forse di vedersi finalmente in volto.
Da
: settimane non puliva e non metteva ordine.
: Inutili furono i suoi sforzi e alla fine
avvert“
: anche un dolore al collo. Forse non avrebbe
: dovuto lasciare tutto al degrado e alla
: sporcizia, forse era tempo di reagire. O forse
: non ancora.
: Il sole scaldava, era giˆ mattina inoltrata.
: Fuori la vita si muoveva, procedeva nel suo
: caotico ordine; le auto affollavano le strade
ma
: con un ritmo diverso dagli altri giorni della
: settimana. Il cielo era azzurro, gli uccelli
: cantavano anche per chi abita in cittˆ, il
rumore
: del tram che si fermava sui binari davanti al
: portone di Mira era un cigolio costante e
: fastidioso, del resto lâazienda dei trasporti
non
: si preoccupava mai di fare oliare i vari
: ingranaggi. A parte tutto questo, era sabato.
: Mira fin“ di lavarsi da sola, mentre la donna
: accanto a lei continuava a parlarle. Chiuse il
: rubinetto dellâacqua e a tastoni cerc˜ un
: asciugamano accanto al lavandino. La donna si
: mise a frugare nella borsa che teneva a
tracolla.
: ăTieni. Possibile che tu non abbia un
asciugamano
: pulito?ä le chiese la donna porgendole un
: pacchetto di fazzoletti di carta.
: Non câera nulla di pulito. I pavimenti erano
: pieni di polvere e di macchie d'ogni tipo.
: Ripiani e mensole erano appiccicosi e opachi,
gli
: angoli del soffitto si erano arresi alle
: ragnatele ormai nere e il disordine
imperversava
: senza trovare ostacoli.
: Mira si asciug˜ il volto, ora pulito dal
sangue,
: e usc“ dal bagno. Si guard˜ attorno per qualche
: minuto: quella casa sembrava abitata da
fantasmi.
: Mira era tornata a viverci nonostante tutto ma
: senza stimoli, senza voglia e senza prospettive.
: ăVieni, ti preparo un caffä le propose la
donna
: distogliendola dai pensieri.
: Attraversarono di nuovo tutto il corridoio: di
: fronte alla porta dâingresso stava la cucina,
un
: altro mondo caduto in declino.
: Mentre la donna si diede subito da fare per
: sgombrare il tavolo da tutto ci˜ che lo
: sommergeva, Mira si sedette e la osserv˜.
: ăTina, tu non vivi mai un momento di
: dispersione?ä le chiese Mira, rompendo
finalmente
: un mutismo che durava da giorni.
: Tina si blocc˜ e guard˜ lâamica.
: ăVuoi sapere se non mi sono mai ridotta a
vivere
: cos“ come stai facendo tu? No, maiä. Silenzio.
: Tina passava ora una spugna umida sul piano del
: tavolo.
: ăLa vedi questa casa? Eâ la tua casa. PerchŽ
: continui a vivere in questo modo? Speri di
: cambiare le cose? Speri di azzerare tutto
quanto?
: Secondo me dovresti reagire, Mira. Non stai
: andando in nessuna direzioneä
: ăTina, come stanno i tuoi?ä
: ăBene. Hanno firmato la settimana scorsa
: dallâavvocato. Da luned“ mio padre andrˆ a
vivere
: da soloä. Tina riemp“ la caffettiera d'acqua.
: ăE sei contenta?ä
: ăEâ stato la migliore delle decisioni, almeno
non
: litigheranno pi sotto lo stesso tettoä. Prese
: due tazze dalla mensola, le sciacqu˜ per
togliere
: la polvere e le mise sul tavolo con due
: cucchiaini e la zuccheriera. Poi mise la
: caffettiera sul fornello.
: ăSei contenta?ä
: ăOgnuno  responsabile delle proprie scelteä.
: Mira le afferr˜ un braccio.
: ăMa tu sei contenta, Tina? Sei contenta che tuo
: padre se ne vada?ä
: Tina si liber˜ dalla stretta dellâamica che la
: stava chiaramente mettendo con le spalle al
muro.
: La veritˆ non  quasi mai quella che si vede.
: ăCosa vuoi che faccia? Che implori mio padre di
: restare per sentirlo ancora urlare e vederlo
: soffrire?ä. Pausa. ăNon possoä riprese con la
: voce meno sicura. E poi si tratta della loro
: vita. Io ne ho abbastanza della miaä.
: Il rumore del caff che saliva nella
caffettiera
: invase la cucina e il profumo dellâaroma si
: diffuse intorno ai loro discorsi.
: ăUna sera sono rientrata a casa tardi e mio
padre
: era seduto in cucina. Stavo per chiedergli cosa
: facesse ancora alzato a quellâora quando mi
sono
: accorta che stava piangendo. Lâho lasciato solo
: con il suo dolore e me ne sono andata a
dormireä.
: Tina prese la caffettiera e vers˜ il caff
nelle
: tazze. Aveva i capelli lunghi, biondi e
: sottilissimi. Li teneva sempre sciolti sulle
: spalle. I suoi occhi erano azzurri, quasi
grigi.
: Si notavano di pi da quando aveva abbandonato
: gli occhiali e portava le lenti a contatto.
: Mira la osservava sorseggiando il suo caff.
: Aveva lâabitudine di berlo sempre bollente.
: Fissava lâamica seduta di fronte a lei,
: percependone la rabbia e quellâautocontrollo
per
: cui un poâ lâaveva sempre invidiata ma che in
: fondo costringeva Tina ad un altro tipo di
: prigionia. Ad un tratto scorse il vecchio
dietro
: di lei che stava per tagliarle la testa. Mira
lo
: guard˜ con gli occhi sgranati e cominci˜ a
: sudare, ma non riusciva ad emettere un solo
suono
: vocale. Vide lâuomo sollevare la spada con
tutta
: la sua violenta a due passi dall'amica, le
parve
: quasi di poter sentire il sibilo dellâarma
contro
: lâaria. Tina girava il cucchiaino nella tazza
e
: con una mano si reggeva il mento; poi alz˜ lo
: sguardo verso Mira e la vide mentre sudava e
: tremava allo stesso tempo.
: ăMira, che câ?ä le chiese preoccupata.
: Il vecchio alle sue spalle abbass˜ lâarma,
: sorrise a Mira col suo sguardo maligno e
: scomparve.
: ăN-no, nienteä.
: ăStai di nuovo male?ä
: ăNo, solo qualche brivido di freddo. Oggi 
: sabato, vero?ä
: ăS“. Vuoi che usciamo? Dai, Mira, sono
settimane
: che stai qui dentro lasciandoti andare al
: degrado. Fatti una doccia, vestiti e andiamo in
: centro a fare una passeggiata. Ti va?ä
: Il centro? S“, sarebbe bello. Forse potrei
ancheˇ
: no. Non posso.
: ăHai parlato con Mel?ä
: Eâ il freddo quello che sento? Melˇ. Un
: abbraccio, un poâ del tuo sole. Sono ancora al
: buio, lo so.
: ăMira? Hai parlato con Mel? Lo hai chiamato? Lo
: hai visto?ä
: ăNo. Non ci vediamo da due settimane. Quando i
: miei sono partiti per il mare, sono venuta qui
a
: casa. Volevo stare da solaä.
: Mira pens˜ al telefono cellulare e al doppio
bip
: che lâaveva svegliata. Erano due messaggi. Mira
: li aveva letti, ma non aveva detto nulla a Tina.
: Forse Mel lâaveva cercata, a modo suo le aveva
: fatto sapere che pensava a lei, e non solo.
: ăE Mel?ä
: Silenzio.
: ăDevo farcela da sola. Non pu˜ fare nulla per
meä
: concluse. Si alz˜, pose la tazza nel lavandino
e
: usc“ dalla cucina.
: And˜ in salotto e si sedette sul divano. Da due
: settimane aveva preso le sue cose ed era
tornata
: a casa dei suoi genitori, lasciando Mel in
: solitudine in quella grande casa che avevano
: faticosamente cercato assieme. Era stata
lâunica
: soluzione, lâunica cosa giusta che le fosse
: venuta in mente. Ed era stato lacerante. A
volte
: la sera si ritrovava seduta in terra, con la
: testa tra le mani a piangere, a implorare
aiuto,
: a cercare disperatamente il modo per scacciare
i
: mostri che la sua mente proiettava
vigliaccamente
: allâimprovviso. Se era sola o con Mel non
: importava. I colori si accendevano, suoni, voci
e
: muri imbrattati si mettevano a danzarle intorno
: come un girotondo macabro. Allora Mira sedeva
sul
: parquet, scalza e mezza nuda, coi capelli scuri
: davanti agli occhi e attendeva in lacrime che
: tutto cessasse.
: Tina si sedette accanto a lei.
: ăCosa pensi?ä
: ăSolo che ho pauraä
: Lâamica la guard˜ negli occhi lucidi. Si
: abbracciarono forte. Poi Tina le prese la mano
: con dolcezza.
: ăFatti una doccia, vestiti. Devi uscire da
questo
: schifoä.
: Uscirono di casa che era ormai pomeriggio.
Fuori
: era estate.

:
: SECONDA PARTE

: La finestra come al solito era aperta e il
vento
: muoveva appena la tenda strappata in tutta la
sua
: lunghezza. Lâorlo sgualcito ondeggiava lento
: trascinandosi avanti e indietro sul parquet e
: disegnando piccole linee invisibili a forma di
: otto.
: In un angolo sul pavimento, una bottiglia
vuota,
: senza etichetta, e un bicchiere scheggiato
: sembravano essere stati messi l“ apposta, quasi
: in posa, pronti per fare da modelli ad un
artista
: di nature morte. La lampada sul tavolo vicino
: allâarmadio era accesa e sebbene facesse molta
: luce, non riusciva ad illuminare ogni angolo di
: quella stanza il cui spazio restava infatti
: inspiegabilmente tagliato tra il visibile e
: lâoscuro. Si poteva percepire uno strano odore
di
: fiori: forse le gerbere stavano nel vaso da
: alcuni giorni senza che nessuno si fosse
: preoccupato di cambiarne lâacqua.
: Fuori dalla finestra il mondo era al buio,
: avvolto dalla notte sotto un cielo senza
stelle.
: Da lontano giungeva il suono di una sirena,
: lâabbaiare fastidioso di un cane, il rumore
: rombante di auto lanciate a tutta velocitˆ da
: autisti incuranti dellâorario e della
possibilitˆ
: che qualcuno tentasse invano di prendere sonno.
: Unâombra comparve dâun tratto sul parquet del
: salotto, allungandosi fino a sfiorare la
: bottiglia e il bicchiere immobili.
: Si ferm˜ accanto alla finestra e si chin˜ verso
: lo strappo della tenda. Lâafferr˜ con una mano,
: fissandolo come un investigatore che sul luogo
: del delitto si sofferma ad esaminare ogni
: dettaglio per formulare le prime ipotesi. Si
: rialz˜ e rimase qualche istante immobile, in
: silenzio, poi and˜ a sedersi sul divano
: lasciandosi cadere a peso morto.
: I pensieri si liberavano piano piano,
: attorcigliandosi uno con lâaltro alla disperata
: ricerca di una posizione comoda, di un momento
di
: quiete e di calma. Si sforzava di chiudere gli
: occhi, di non pensare, ma sensazioni e
: ragionamenti percorrevano ribelli gli angoli
: della sua mente, instancabili, veloci,
facendosi
: pesanti come macigni, strappando agli altri
: pensieri ogni minimo spazio, ingoiando volontˆ,
: spirito di reazione e ricordi.
: Mel sedeva sul divano, il gomito appoggiato sul
: bracciolo per reggere con la mano la testa
: appesantita. Aveva la fronte bagnata di sudore,
: gli occhi segnati dalle lunghe ore cedute alla
: rabbia, passate a pensare, senza riuscire a
: dormire.
: Libertˆ non  questo freddo. Chiamami libero se
: in me vedi la strada che tu non puoi
percorrere,
: dimmi se scorgi di lontano il sibilo del vento
: che ha spezzato il tuo filo, la tua voce, il
: disincanto di cui non conosco pi lo sguardo.
: Mel traduceva in respiro la propria
: incomprensione, il dolore di cui era
prigioniero,
: sforzandosi di ricordare dove tutto si era
: improvvisamente interrotto sotto i suoi occhi,
: rendendolo incapace di interferire, di
depistare
: il susseguirsi degli eventi e il tempo che, nei
: momenti in cui non si  presenti, sembra andare
: pi veloce, sembra scorrere come la piena di un
: fiume pronta a travolgere ogni cosa sul suo
: percorso. Aveva perso il pi di quanto
circondava
: ora la sua esistenza, quella stanza, quella
casa.
: ăMel, che ne dici dellâestate?ä
: Era partito tutto da l“. Era cos“ che sarebbe
: dovuta andare. In estate, s“, perchŽ il sole
: avrebbe dato un tono diverso a tutto quanto e
: sarebbe stato pi facile uscire dalle zone
: dâombra e dallâodore della nebbia. Comâera
stato
: parlarne, immaginare la realtˆ prima che questa
: prendesse corpo per davvero e poi ritrovarsi a
: viverla, inaspettatamente, sorprendendosi e
: ridendone assieme? Comâera stato percorrere
: insieme la stessa strada per tutti quei lunghi
: giorni attraverso il freddo dellâinverno e la
: prigionia della propria mente? Comâera stato
: superare i giorni bui dei momenti difficili
: quando alla realtˆ stessa dâimprovviso
subentrava
: un altro mondo e le immagini assumevano colori
e
: odori sconosciuti e riservati solo a chi li
: percepiva?
: Comâera adesso sentire lâeco continua delle
voci
: e sopportare il film che la mente proiettava
: davanti ai suoi occhi istante dopo istante?
: Un giorno dâestate. Questo era stato lâaccordo.
: Un giorno di sole, col cielo azzurro, con i
fiori
: e la libertˆ di percepirne la presenza reale,
il
: profumo.
: Il tuo filo si  spezzato, il mio colore si 
: sciolto. Ma tu lo senti il grido che mi investe
: silenzioso e che uccide ogni mio pensiero di te?
: Aveva combattuto per mesi, sfidando fragilitˆ e
: disperazione, ponendo sempre davanti a sŽ la
: speranza, tutta la sua forza, anche quando gli
: era sembrato di non averne pi.
: ăS“,. dâestate sarebbe perfettoä.
: Non erano passati tre mesi da quel giorno. Mel
si
: copr“ gli occhi con una mano e cominci˜ a
: piangere, mentre il vento insistentemente
: continuava a muovere la tenda davanti alla
: finestra. Ora, mentre piangeva, riusciva a
: sentire nella sua mente lo scroscio di un
liquido
: che da una bottiglia veniva versato in un
: bicchiere. Mel ricord˜ allora una bottiglia di
: vodka, comprata qualche settimana prima.
: Mira lâaveva svuotata completamente, tentando
di
: annegare il suo male. Aveva lasciato la
bottiglia
: sul parquet, con il bicchiere vuoto accanto,
cos“
: non si sarebbero sentiti soli. PerchŽ non
voleva
: pi vedere i mostri della sua mente, i colori
: accesi di quelle immagini, di quel mondo,
quella
: realtˆ a cui Mel non aveva accesso. Poi aveva
: guardato fuori dalla finestra il sole che
andava
: a dormire. Non avrebbe sopportato un altro
giorno
: di inverno. Allâimprovviso Mel liber˜ il grido
: che lo teneva prigioniero con il suo dolore. La
: sua vita non sarebbe stata pi la stessa, nŽ
con
: nŽ senza Mira, ora lo sapeva.
: Mentre la notte si ritirava in un altro punto
del
: mondo, i colori del nuovo giorno traspiravano
: dalla finestra rimasta per tutto quel tempo
: aperta, in attesa. Cos“, minuto dopo minuto gli
: angoli oscuri acquistarono chiarezza, si
: mescolarono con il visibile e la luce della
: lampada a poco a poco si fece superflua.
: Mel rimase seduto sul divano a guardare il sole
: rinascere, quel sole di cui Mira aveva sempre
: avuto bisogno, poichŽ esso era lâestate e la
: speranza che lâaveva fatta sentire a due passi
: dalla luce.


:




Messaggi correlati:



Invia un commento

Nome:

E-Mail:

Oggetto:

Commento:


Questo e' la bacheca di Fernanda Pivano potrete pubblicare i vostri racconti
www.fernandapivano.it