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Khun Farang


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Inviato da: marcello bacci il May 13, 2002 at 10:12:21:

Vomito, ergo sum. I miei compagni di cella non
devono trovarmi particolarmente simpatico. Sono
lâunico bianco. Il cesso  un buco nel pavimento,
per la privacy un muretto che mi arriva poco pi
su del ginocchio. Se vomito tutto forse non mi
verrˆ da cagare, domattina: non me la sento di
cagare in pubblico, con tutti i birmani che
vengono a vedere se  vero che noi bianchi ce
lâabbiamo pi lungo. Appoggio la fronte sulle
mani e me ne pento subito: riapro il taglio sul
sopracciglio, sgocciolo un poâ di sangue sul
vomito e spero di veder morire di cancro tutta la
famiglia del poliziotto che mâha tirato la
testata. Nella cella di fronte ci sono le donne
dei birmani rinchiusi con me: tutti immigrati
clandestini, da pi di un mese in attesa di
essere rispediti oltre frontiera. In fondo al
corridoio, un tedesco sulla quarantina dorme in
compagnia di due ragazzine vietnamite e di una
nana. Il corridoio  un pantano di piscio, vomito
e merda. Il vomito  tutto il mio, credo. Torno a
sdraiarmi al mio posto sul pavimento. Saremo una
ventina, sistemati come su una nave negriera. Il
birmano alla mia destra mi porge un fagotto dei
suoi stracci perchŽ me lo metta sotto la testa.
Parla Thai e un poâ dâinglese. Mi chiama
alternativamente ăsirä e ăkhun farangä, signor
diavolo bianco. Sono le 4 del mattino, mercoled“
20.02.2002. Forse  il punto pi basso. Forse da
domani si risale. Lo stomaco va meglio. Vorrei
qualcosa da leggere. Darei il culo per una birra.


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