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la lenta agonia dello scarafaggio


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Inviato da: Giuseppe Toia il May 13, 2002 at 17:55:25:

La lenta agonia dello scarafaggio

Io mi chiedevo chi ero davanti lo specchio del
bagno ogni santa mattina, se ero stupido, un
perdente, un coglione, se ero uno che aveva
capito oppure no.
Quella mattina me lo ero chiesto come tutte le
mattine, quella mattina mi ero seduto per
espellere i miei rifiuti organici, accanto al
cesso, l“ vicino fra il cesso e il muro, perchŽ
il mio cesso fa angolo con il muro, dâaltronde
come il cesso di molti altri, comunque l“ vicino,
in quellâangolo, câera uno scarafaggio, era
morto, morto di come muoiono di solito gli
scarafaggi, cio a piedi allâaria ribaltati, e
cos“ non si possono pi rigirare, che morte
pensai ma non ci feci molto caso e ritornai a
pensieri pi consoni, quasi mi ero dimenticato
dello scarafaggio, quando con la coda dellâocchio
vidi un piccolo movimento, mi girai lo
scarafaggio era ancora l“, immobile, non  morto
pensai, quando quel piccolo animaletto mâaccenn˜
unâaltro piccolo movimento.
Era ancora vivo, ancora vivo, lo guardai, stette
fermo per qualche secondo, dopo un altro piccolo
movimento, poi di nuovo fermo, adesso sembrava
finita il povero animale era passato a miglior
vita, dopo essersi agitato dopo aver sofferto le
sue ultime sofferenze era proprio morto.
Adesso era l“ morto, pensai dˆi mi alzo che
facciamo incominciare la giornata, ma no, una
volta alzato vidi un altro movimento, perchŽ la
testa anche se apparentemente stava pensando a
qualcosâaltro in realtˆ era ancora concentrata
sullo scarafaggio, quindi mi rigirai e puntai lo
sguardo fisso sul triste luogo del decesso, ma
no,  la mia immaginazione che vuole che lo
scarafaggio ancora si muova ma in realtˆ non si
muove, non so perchŽ ma quello scarafaggio mi era
entrato nel cuore avevo sposato subito la sua
causa, ma non so, perchŽ in fondo  sempre uno
scarafaggio, ma dal primo movimento era subito
feeling, ma i pensieri mi stavano prendendo e io
ancora non avevo incominciato la giornata, ma
come potevo dopo aver visto una vita finire cos“,
l“ vicino al cesso, chi sa quante vite sono
finite vicine al cesso?
Boh, mi guardai allo specchio, ma quanti
minchiate sto sparando, forse perchŽ pensando
alla mia solita giornata lavorativa questo era un
qualcosa di diverso, dˆi  uno scarafaggio, sto
interrompendo la mia vita per uno scarafaggio, ma
dˆi quanti scarafaggi esistono?, e quanti ne
muoiono?, sicuramente tanti e tanti, dˆi  uno
scarafaggio non  una persona, io non posso stare
qui a guardare lo scarafaggio devo vivere, che
conta uno scarafaggio?, ma che razza di
pensieri!!.
Cavolo si muove, mi esaltai, lo scarafaggio si
era mosso di nuovo, adesso era di nuovo fermo
per˜ io lâavevo visto muovere, si muove di nuovo,
lo vidi mi avvicinai era ancora vivo, la povera
bestia di Dio era ancora vivo, oramai non potevo
andarmene, riflettei qualche secondo, per
andarmene non me potevo andare, câero dentro, non
lo potevo abbandonare, non potevo girarlo perchŽ
era pur sempre uno scarafaggio, potevo guardarlo,
aspettare la sua fine appoggiato al cesso, fargli
compagnia, che potevo fare di pi, pu˜ darsi che
avrebbe sentito la mia presenza.
Pu˜ darsi gli faceva piacere avermi vicino, e che
una volta morto avrebbe potuto dire la
nellâaldilˆ, s“ di essere morto come uno
scarafaggio, ma non solo come un cane, che
pensieri guarda che pensieri, per uno
scarafaggio, sto perdendo la mia giornata
lavorativa per far compagnia ad uno scarafaggio
che sta morendo, se lo racconto in giro come
minimo mi fanno internare.
Si mosse e si mosse di nuovo, lo scarafaggio
continuava ad avere spasmi con ritmi irregolari,
ogni volta sembrava che fosse finita, ma dopo un
poâ un altro piccolo movimento e poi di nuovo
silenzio, fermai lo sguardo sopra di esso, e lo
guardai, lo guardai, lo guardai, lo guardai
ancora, il mio sguardo era fisso ed immobile
sullâanimaletto capovolto, la fine sembrava cos“
vicina eppure cos“ lontana, lo guardai ancora
ancora ed ancora, niente una serie di spasmi
continui, lo scarafaggio sembrava risorgere, giˆ
credevo profondamente nel miracolo avvenuto in
quellâangolo di cesso, in fondo avevo sempre
creduto nel risorgere, quello poteva accadere in
ogni angolo del mondo ed adesso stava accadendo
nel cesso di casa mia, giˆ mi sentivo pieno di
fede e di illuminazione, quando gli spasmi
continui cessarono, allora le tenebre calarono di
nuovo in quellâangolo di cesso, pass˜ non s˜
quanto tempo ed adesso sembrava proprio ma
proprio la fine, da adesso in poi niente poteva
separare lo scarafaggio dallâinevitabile morte,
non credevo pi nel miracolo, sapevo adesso che
quel poveretto aveva soltanto me al mondo, e
niente pi, io e lui, lui ed io.
Lâagonia continu˜ ancora ed ancora non sembrava
aver mai fine, ad ogni tentativo di morte, câera
un tentativo di vita, e non si pu˜ veramente
immaginare quanto sia lunga lâagonia di uno
scarafaggio se non si assiste ad essa, era
passato non s˜ quanto tempo, ma lui imperterrito,
continuava il suo lunghissimo rito di non morte,
adesso tutto sembrava strano, perchŽ mi accorsi
che era passato davvero tanto tempo, forse pi di
mezza giornata, da quando avevo trovato il
poveretto in quello stato, e la sua fine ancora
non arrivava. Pensai allora, ma quanto campa una
scarafaggio? Buh, non sapevo darmi una risposta,
comunque pensai sicuramente meno di un essere
umano, sicuramente molto meno di un essere umano,
ma comunque per le sue proporzioni,  davvero
lunga la sua agonia cazzo, ed ancora non finiva.
La fine non sembrava arrivare, ed ancora ore si
erano aggiunte a quelle trascorse, ma niente, i
movimenti continuavano, ora muoveva le zampe, ora
le antenne, ad un certo punto il tempo si annull˜
completamente, io ero immerso totalmente in lui,
in quello schifoso e grazioso essere di Dio.
Mi resi conto cos“, guardandolo fisso, che i
movimenti avevano adesso cadenza regolare, nel
senso che avevo unâalternanza precisa fra di
loro, e si susseguivano nella seguente maniera:
quiete, movimento antenne, quiete, movimento
zampe, quiete, quiete prolungata, movimento zampe
con susseguirsi di movimento antenne.
Questo preciso schema, mi accorsi, andava avanti
giˆ da un pezzo, ed aveva un tempo ed un ritmo
preciso, sembrava che stesse ballando, che stesse
ballando con la morte. Con quel ritmo calzante
e preciso sembrava proprio un ballo, chissˆ se
una volta finita la faccenda, avrei potuto
lanciare nel mondo della disco un ballo,
diventerebbe senza dubbio un successo, ăla morte
dello scarafaggioä. La gente sdraiata sulla
schiena che muove a ritmo, le mani come antenne,
e la gambe come zampe, sarebbe sicuramente un
successo, diventerebbe un tormentone. Preso da
mille di questi pensieri mi fermai un attimo,
tornai in me, ehi, ma che cosa sto pensando
pensai, un grosso bruciore mi venne allo stomaco,
sto pensando a pensieri stupidi e mondani, quando
la tragedia si sta consumando proprio qui, dentro
il mio bagno.
Guardai lo scarafaggio e mi resi conto che non
seguiva pi la sequenza precisa di prima,
sembrava molto pi agitato, lâavevo abbandonato,
per pensare a quegli stupidi pensieri fantastici,
e non mi ero nemmeno reso conto dei cambiamenti
nella sua agonia, allora che ci stavo a fare l“,
tanto vale lasciarlo morire da solo, se non
riuscivo nemmeno a portargli un poâ di conforto,
chiesi subito scusa a Dio e mi pentii per
lâaccaduto, mi concentrai totalmente sullo
scarafaggio, non lâavrei abbandonato pi fino
alla fine, era mio compito stargli vicino, da
adesso in poi quello era il mio unico compito,
non volevo niente adesso, se non vedere la fine
di quella bestiola, non perchŽ non ne potevo pi
di stare l“, ma perchŽ volevo veder finire quella
sofferenza.
Per mia fortuna non pass˜ molto tempo, tutta
quella sofferenza mi stava distruggendo, il bagno
era impregnato di sofferenza, molto peggio di
quando cachi e si impregna di puzza, per mandare
via tutta questa sofferenza non sarebbe bastato
aprire la finestra, ma sicuramente sarebbe
rimasta l“, indelebile nelle pareti che avevano
assistito a tutto. Ma comunque la morte dello
scarafaggio per fortuna arriv˜, infatti io giˆ
stavo pensando a metodi alternativi per aiutarlo
a finire, il migliore alla fine che avevo
pensato, era una bella spruzzata di D.D.T., ma
comunque non c⏠ne fu bisogno, mi accorsi che
lâanimale stava varcando la soglia della morte,
la fine arriv˜ in maniera graduale, gli spasmi
diminuirono, diventarono sempre pi rari, anche i
movimenti erano molto pi deboli, quando
diventarono quasi invisibili capii che era
finita, i movimenti cessarono, aspettai ma giˆ
avevo capito, aspettai ancora, ed ancora, ma
niente, aspettai ancora, niente lo scarafaggio
era morto, aspettai ancora, era proprio morto,
quando mi rassegnai allâidea lo scarafaggio ebbe
un ultimo acuto, e spir˜ definitivamente, gioia
ma anche dolore avevo in cuor mio.
Dopo tutta questa sofferenza pensai, il minimo e
che abbia una degna sepoltura, non potevo
buttarlo nel gabinetto e tirare lo sciacquone,
perchŽ si sa, che molte volte gli scarafaggi
rimangono nella tazza a galleggiare per molto
tempo, e dopo tutto il suo calvario non si
meritava di certo questo, quindi strappai una
lunga striscia di carta igienica, lo presi e lo
arrotolai per benino in essa, feci un bel
fagotto, me lo misi in mano, gli diedi lâultimo
saluto, e lo lasciai scivolare nella tazza del
water, aspettai un pochino, il tempo che la carta
si imbevesse dâacqua cos“ che, il flusso
dellâacqua se lo portasse senza problemi.
Tirai lo sciacquone, mi accorsi che il suo
rumore distrusse il silenzio che si era creato,
sembr˜ che il cielo tuonasse, e che la terra
tremasse per il povero scarafaggio, lâacqua si
tir˜ piano lâinvolucro mortuario, che spar“ per
sempre. Nel bagno cal˜ un buio fitto e finto,
rimasi seduto ancora un poâ, mi alzai e uscii.



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