www.fernandapivano.it

L'etą dell'oro


[ Home ]

Inviato da: Jose il May 16, 2002 at 10:13:01:

Muti i miei pensieri si rincorrono,
accavallandosi senza via di fuga in questa
sonnolenta prigione. Cielo stellato senza
confini, avvolto da nebbia grigia e tetra. In
quest'assurda accozzaglia di pensieri qualcuno
prende forma...incendiandosi...e sulle ali del
vuoto che lo ha plasmato fugge via, luminescente
ed immacolato come il primo ansimante respiro
sulla soglia del mondo; di questa vita, orrore!
Orrore in ogni dannato attimo di questa divina
esistenza stuprata. C'era un sole nella mia
infanzia e lunghi pomeriggi ardenti nell'eternitą
beata. Miravo il mare dall'alto balcone o
terrazzo che fosse, della mia prima vera casa. Il
mondo allora null'altro era che una miriade di
dorate bolle pioventi dal cielo che bagnavano
d'incanto il viso serafico del nirvana bambino.
Tardi ed inesauribili pomeriggi d'inizio
estate...un'estate sospesa nel tempo: niente
scuola, neanche sapevo cosa fosse la scuola, il
lavoro, la vecchiaia o la morte. E proprio la
morte qualche volta sfilava in un nero corteo
sotto ai miei occhi bagnati di vita...gente
vestita di nero, campane tristi nell'aria
celeste, e l'immancabile tamburo con la sua
tenebrosa cadenza funerea davanti a tutti. Una
folla gremita che si accompagnava con un ritmico
strusciolio di scarpe, gente annoiata, che altro
se nė! Noia! E qualche piano piĚ su, piĚ su della
morte e dove la noia ancora non vi aveva mai
messo piede, il cielo azzurro ed il mare
luccicante al di lą dei tetti vibravano nell'oro
di tenere fantasticherie d'infanzia. Il corteo
funebre scivolava mestamente dall'ombra del mio
palazzo per attraversarne di nuove, col suo
inesauribile strusciolio di suole...e
canticchiando, anch'io stavo gią morendo, ma
l'ignoravo perchŹ ero beato come l'anima ascesa
al cielo che aveva abitato la carne fredda ed
immobile dentro alla bara di legno. Nessuno perė
se ne rallegrava o cantava per lui...nessuno
ascoltava la dolce melodia della vita. Ma la
musica adesso Ź finita, che cosa dovrei fare?
Attendere la fine di questo incubo tormentoso
sottomettendomi alle leggi dell'uomo, a queste
giornate inutili di campane addormentate...devo
anch'io accodarmi e trascinarmi in silenzio
all'ombra di questo nero corteo...verso la mia
bara; chissą come sarą? E devo indossare un muso
lungo ed una espressione atterrita, cos'Ź la vita
o biondo bambino luminoso del terzo piano? I tuoi
occhi sono di fuoco, ed io ho paura! E sono forse
cosď profondi e struggenti perchŹ osano guardare
lontano? Cos'Ź che vedi, cosa ascolti; cosa
nascondi dietro l'iride infuocata e splendente
nell'eternitą che tu solo conosci? Raccontami, ti
prego, questa fiaba incantata che anch'io un
tempo conoscevo e che oramai ho dimenticato.
Aspetto in silenzio...il corteo si allontana, va
bene? L'occhio infuocato di Dio risplende
nell'oro, affonda al di lą dell'orizzonte
fatato... finalmente riassaporo la rossa
fragranza estiva di quei colori fluttuanti sui
cieli della mia realtą incantata. Ed un bambino
dall'aria sapiente Ź al mio fianco, sorride...Ź
un angelo beato col capo chino in questa
silenziosa e divina attesa. Suonate campane, si,
suonate a festa, nel silenzioso e folle giardino
fatato della mia testa!
Amen.



Messaggi correlati:



Invia un commento

Nome:

E-Mail:

Oggetto:

Commento:


Questo e' la bacheca di Fernanda Pivano potrete pubblicare i vostri racconti
www.fernandapivano.it