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Re: e tornavo la mattina presto...


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Inviato da: knavek il March 17, 2003 at 11:02:28:

In risposta a: e tornavo la mattina presto...
Inviato da giampaolo demontis il November 13, 2002 at 20:22:05:

giampaolo ho ricambiato la lettura e devo dirti
che ho apprezzato molto la cadenza, oltre che il
contenuto
p.s. ho inserito un nuovo pezzo: il gesto
knavek

e tornavo la mattina presto sfrecciando
: nelle strade ancora cariche di notte coi
riflessi
: tiepidi dei lampioni ancora accesi ma leggeri
sul
: marciapiede. lâalba guidava il mio ritorno a
casa
: e di lato la storia di un impero mi osservava
: passare senza avergli chiesto il permesso. Roma
: di notte e di mattina presto e lâestasi di
stare
: soli al centro del mondo. la storia di se
stessi
: in mezzo alla storia degli altri che non ci
sono
: e del mondo le cui persiane sono ancora chiuse.
: viaggiare nel mattino infante e vedere nessuna
: macchina e nessuna persona e solo e insieme
: felice e pensare che Roma forse era fatta per
: tornare soli e felici al mattino presto. Roma 
: prosodia bop di quando la sua notte vola senza
: controllo. cercavo sempre di allungare la notte
e
: dilatarne ogni secondo che volava ancora pi
: veloce. non era tempo buono da vivere ma da
: rincorrere e sudare per afferrarlo e viverne il
: ricordo. ritornavo a casa colla luna stanca
sulle
: mie spalle morbide di sonno e il Colosseo mi
: circondava la strada e io circondavo il
Colosseo
: di strada e lo portavo a casa ma non ci stava e
: lo sognavo intero la mattina a dormire e
pensare
: che forse aveva visto pi cose di me e un
giorno
: me le avrebbe svelate. ritornavo al mattino
: quando spuntava il sole e la gente dormiva
: giacente nel sonno consolatore di aver fatto la
: cosa giusta. ma la cosa giusta a Roma non la
: faceva nessuno perchŽ nessuno sapeva di essere
in
: grado di fare la cosa giusta e di sapere quale
: era la cosa giusta da fare e perchŽ tutti
: correvano e correvano e non pensavano a
: domandarsi verso dove la loro corsa li avrebbe
: portati e quali fatiche li avrebbero cresciuti
e
: maturati e consumati. e io passeggiavo Roma
lento
: e piano e piano e sapevo che la cosa giusta da
: fare in quel momento e sempre era quello che
: stavo facendo e dopo quello che avevo fatto. le
: strisce azzurrine di cielo sopra la via tra
: palazzi alti e tetti dorati di lampioni accesi
a
: farmi strada e compagnia. il grigio scuro
ombroso
: della rovina di una cittˆ troppo grande per
poter
: essere mai capita arrivava dalla striscia
lontana
: dellâorizzonte e sarebbe stata unâaltra triste
: giornata di fumosa malinconia e caldo marrone
di
: un merdoso affollarsi di uomini unidimensionali
: corrotti di scarpe e profumi e gare di simboli
e
: consumo di tecnologia sfrenata a parlare di
vizi
: e privilegi. e gli uomini zecca a succhiare il
: sangue tiepido della societˆ da vomitare al
: riparo di tetti di santi popolari. il
lastricato
: vecchio di mille e pi anni mi agitava il culo
e
: lâanima e pensavo di essere felice di capire
una
: cittˆ troppo grande per essere capita edâessere
: lâunico erede di un impero.
: ma perchŽ ero solo quando tutto il mondo poteva
: essere con me? dove stava la gente che non
aveva
: da piangere? dormiva forse?
: ero lâunico superstite di vita e vino e di
gente
: cieca di me e di nessuno. ebbro di vino tornavo
: con Lucien Mezzanotte che mi accompagnava la
: strada universo madre e il ritorno a casa era
: lâonda e il desiderio struggente di stare sulla
: strada che ondeggiava il mio passaggio.
annegato
: pensoso discendevo le acque verde-azzurro del
: Mare Rimbaudiano nel ritorno al conosciuto come
: ultima sponda. e lâaria fresca e bianca
scivolava
: su di me e insieme a me e andava dove io andavo
: senza che glielo avessi chiesto. mi seguiva e
mi
: faceva compagnia soffiando nellâorecchio e nei
: capelli ci˜ che sarebbe diventato il tempo. e
poi
: il caldo che sarebbe stato e il colore bruciato
: del giorno che doveva essere e i miei sonni
: tranquilli giornalieri senza sentire nessuno
sino
: a quando la luce avrebbe smesso di inondare la
: finestra e la stanza. avrei allora destato il
: torpore del sonno e avrei di nuovo pensato a
: consumare e creare e trasformare e distruggere
e
: ricreare sino a quando qualcuno dellâindomani
: avrebbe raccolto i cocci della vita di ieri.

: roma  seni enormi generosi
: straziati di capezzoli
: penzolanti che colano
: bianco sangue anemico.

: e Roma immensa e lontana nellâorizzonte e
io
: lâho capita perchŽ lâho raccolta e poi scaldata
e
: consolata nei sobborghi terminiani e negli
: sguardi di vita esotica al di lˆ dei treni. e
: negli odori dâOriente e Africa e negli occhi di
: bambini ombra la cui lingua non  la mia ma non
: importa. nei gruppi di gente negra e di librai
: angolo che affollano la Giolitti route e che
: scivolano silenti ai laziali e dominano lo
: sguardo e i sensi e lâimmaginazione. nei romani
: bazar dâOriente di sandali e suoni e ancora nei
: suc colorati della Roma razzista di Vittorio e
: dintorni ormai deserti. e poi birra nei tavoli
di
: bar freschi dellâombra notturna di alti palazzi
: di un tempo a guardare finestre sonnolente e
: macchine nelle lenzuola e cani insonni e noi
: stessi e il sole che cresce.




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